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“Sono sopravvissuto otto giorni alla deriva nell’Oceano Pacifico. Le onde erano più alte della barca, mi colpivano da entrambi i lati ma non ho mai avuto paura”: la storia di Junior Apiuta

Salvato dopo un'intera settimana in mare, il pescatore delle Isole Cook racconta al Guardian come è riuscito a resistere tra freddo, fame e onde gigantesche

di Redazione FqMagazine
“Sono sopravvissuto otto giorni alla deriva nell’Oceano Pacifico. Le onde erano più alte della barca, mi colpivano da entrambi i lati ma non ho mai avuto paura”: la storia di Junior Apiuta

Otto giorni da solo in mare, senza motore, con due sole bottiglie d’acqua e il pesce pescato per sopravvivere. È il racconto di Junior Apiuta, il pescatore delle Isole Cook che, dopo essere stato ritrovato nell’Oceano Pacifico, ha ricostruito in un’intervista al Guardian la lunga odissea vissuta alla deriva.

La sua vicenda, di cui avevamo già parlato qui, si è conclusa grazie all’intervento di un aereo P-8A Poseidon della Royal New Zealand Air Force, che ha individuato la piccola imbarcazione durante una missione di ricerca, consentendo poi ai pescherecci presenti nella zona di raggiungerlo. “Le onde erano gigantesche, molto più alte della barca, mi colpivano da entrambi i lati… ma non avevo paura perché non ho mai perso la fede e non ho mai smesso di pregare”, ha raccontato il pescatore.

L’odissea era iniziata durante una normale uscita di pesca. Partito da Pukapuka, l’atollo in cui vive, circa 1.140 chilometri a nord-ovest di Rarotonga, Apiuta aveva seguito uno stormo di uccelli, un segnale che per i pescatori indica spesso la presenza di pesce. Poco dopo, però, il motore della sua imbarcazione si è guastato definitivamente, lasciandolo in balia del mare. “Ho pensato: ‘Mi butto in acqua e provo a raggiungere l’isola a nuoto?’. Ma non credo che ce l’avrei fatta”, ha ricordato. Per sopravvivere ha dovuto arrangiarsi con quello che aveva a bordo: due bottiglie d’acqua e il pesce che riusciva a catturare, mangiandolo crudo. Di notte il freddo era uno dei nemici peggiori e non aveva praticamente alcun modo per scaldarsi.

Al terzo giorno ha intravisto un peschereccio all’orizzonte e ha tentato di raggiungerlo, ma vento e corrente continuavano a spingerlo nella direzione opposta, facendo svanire quella che sembrava l’unica possibilità di salvezza. La svolta è arrivata soltanto all’ottavo giorno, quando l’aereo dell’aeronautica neozelandese lo ha localizzato e ha guidato un peschereccio fino alla sua posizione. Una volta tratto in salvo, la prima telefonata è stata alla compagna. Oggi, ripensando a quell’esperienza, il suo consiglio è semplice: “Non dimenticate la torcia, il giubbotto di salvataggio. Non dimenticate l’impermeabile. E dite una preghiera prima di uscire a pescare”.

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