“Meloni finge di fare la voce grossa contro l’Europa per avere aiuti per i nostri costi energetici, ma è tutta una commedia perché peraltro è lei che ha sottoscritto il Patto di stabilità che impone il taglio della spesa sociale, su istruzione, sanità, scuole, politiche del lavoro, e invece considera Meloni ancora oggi prioritarie le spese militari a cui non vuole rinunciare”. Lo afferma il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, in un punto stampa con i giornalisti fuori dalla Camera dei Deputati. “Oggi peraltro – aggiunge – l’Europa le dà uno schiaffo, è lo stesso Fitto che dà uno schiaffo all’Italia quando dice ‘prendetevi i fondi di coesione’, molto facile: i fondi che sono destinati al nostro Sud, alle aree disagiate per scuole e istruzione dovremmo prenderli per bruciarli e invece nessuno che dica prendiamoli dal riarmo, prendiamoli dalla tassa sugli extraprofitti di banche e aziende energetiche”.
L’ex presidente del Consiglio parla anche della legge elettorale. “Non è tra le priorità degli italiani e non li appassiona. La maggioranza che sta andando in scadenza cerca di acconciarsi una legge per perpetuare il potere e rimanere ancorati alle poltrone. Abbiamo già detto che questo testo non va bene e allontana ancora di più gli eletti dagli elettori. Le segreterie di partito fanno tutto, liste, listini e listoni, e gli italiani non possono mai esprimersi. Improbabile per noi collaborare a questo testo”. Successivamente al punto stampa Conte chiarisce la posizione del Movimento. L’indicazione obbligatoria del candidato premier prevista nella nuova legge elettorale firmata dal centrodestra “rappresenta una criticità perché comunque c’è una prerogativa” che è “quella del capo dello Stato. Indicarlo così, e prefigurare già un’indicazione vincolante per il capo dello Stato, è anche un problema costituzionale”.
Infine il dibattito intorno al futuro dell’Ucraina. “Io credo che non possa entrare in Europa perché adesso non ci sono le condizioni. Peraltro c’è un problema serio per l’Europa che non riguarda solo l’Ucraina ma anche gli altri paesi: un’Europa a 27 già oggi è un’Europa ormai sparita, che non ha voce, che nelle crisi internazionali non è pervenuta. C’è un deficit politico dell’Europa che riguarda anche le regole di funzionamento, a partire dall’unanimità. Oggi prevedere altri nuovi Paesi senza rivedere il quadro è assolutamente non raccomandabile far entrare l’Ucraina non è all’ordine del giorno, tenendo anche conto che c’è l’articolo 42.7 del trattato che siccome impone il mutuo soccorso in caso di attacchi armati a un Paese europeo significherebbe entrare in guerra domani mattina contro la Russia. Secondo me si può pensare per l’Ucraina e altri paesi lo statuto in prospettiva di partner privilegiato, che significherebbe avere la possibilità di godere di benefici reciprocamente, ma gestendo queste partnership con molta attenzione. Anche perché sapete che se l’Ucraina domani mattina entrasse in Europa noi avremmo un impatto devastante su alcuni settori di attività a partire dall’agricoltura”.