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Salerno, l’indistruttibile De Luca vince per la quinta volta. E anche stavolta senza il simbolo del Pd

Secondo le proiezioni sfiora il 60%. Sconfitto ciò che restava del campo largo e il centrodestra
Salerno, l’indistruttibile De Luca vince per la quinta volta. E anche stavolta senza il simbolo del Pd
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Vincenzo De Luca è tornato a Salerno per un quinto mandato da sindaco. In realtà non se ne era mai andato, dal 2015 – anno in cui divenne o’ Governatore della Campania – ha continuato ad amministrarla per interposte persone, mantenendo un ufficio qui nella sede distaccata della Protezione Civile col quale vegliare da vicino su gioie e dolori della città. Il sindaco uscente Vincenzo Napoli si era persino dimesso in anticipo per facilitarne il reinsediamento.

L’esponente del Pd vince senza il simbolo del Pd. Vince al primo turno, forte di sette liste (Progressisti per Salerno, Dc Democrazia Cristiana-Insieme per Salerno, Avanti-Psi, Salerno per i giovani, Cristiani democratici, A testa alta, Davvero ecologia&diritti), e senza i simboli dei partiti che contano sullo scenario nazionale. Il Pd salernitano in realtà lo ha appoggiato, mentre il resto del campo largo convergeva sull’avvocato Franco Massimo Lanocita.

A negare il simbolo alla koalition deluchiana è stato il segretario campano dem, Piero De Luca. Il figlio. Dal Nazareno hanno fatto spallucce, non era la prima volta e non sarà l’ultima, il nodo gordiano non poteva essere sciolto, ma solo tagliato. De Luca già nel 2011 aveva vinto coi candidati democratici mischiati nelle liste civiche.

In base alla prima proiezione del Consorzio Opinio Italia per Rai, con una copertura del campione dell’11%, De Luca è in testa con il 59,3% mentre il candidato del centrodestra Gherardo Maria Marenghi è al 15% e il candidato di Avs e M5s, Franco Massimo Lanocita è al 14%.

Va da se che qui in campagna elettorale Schlein e Conte non si sono fatti vedere. Del resto De Luca ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il suo partito, e non a caso ha intitolato il suo libro ‘Nonostante il Pd’. Definito di volta come popolato di “maleducati, imbecilli, pinguini, che parlano una lingua morta”. E il rapporto con Schlein non è mai decollato, del resto quando lei disse che avrebbe epurato il partito dai cacicchi si riferiva a lui, ed infatti subito commissariò il Pd campano. Poi consegnato al figlio Piero, certo: ma era il dazio da pagare per l’accordo su Roberto Fico per la successione in Regione Campania.

De Luca fu eletto sindaco per la prima volta nel 1993, l’anno del debutto dell’elezione diretta. Da allora altre tre vittorie, intervallati da sindaci scelti dal suo staff: Mario De Biase nel 2001 (un solo mandato, poi liquidato brutalmente), Vincenzo Napoli nel 2015. L’8 maggio ha compiuto 77 anni e ne avrà 82 quando quasi certamente si riproporrà per un sesto mandato. In trincea, nella sua Salerno, che lo ama e lo odia e non può fare a meno dello sceriffo.

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