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Il volontario che sogna per Roma una viabilità più sicura e sostenibile: dalla parte dei ciclisti e dei pedoni

Claudio Benvisto nel tempo libero partecipa alle attività di “Salvaciclisti Roma” e “Movimento Diritti dei Pedoni”. Si impegna per una Capitale migliore: "Amsterdam e Parigi erano esattamente come noi negli anni Settanta, poi sono cambiate. Roma invece non riesce a cambiare, abbiamo almeno un morto ogni tre giorni, se non di più"
Il volontario che sogna per Roma una viabilità più sicura e sostenibile: dalla parte dei ciclisti e dei pedoni
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“Il lavoro che mi prende più tempo è quello che non mi dà una lira”. Claudio Benvisto, 38 anni, scherza sul suo doppio impegno di attivista, sia nell’associazione “Salvaciclisti Roma” che in quella “Movimento Diritti dei Pedoni” (fa parte del direttivo), entrambe focalizzate sull’obiettivo di rendere la capitale una città con una mobilità meno “folle” e insostenibile di adesso. “Lavoro nel settore alberghiero e ho girato un po’ il mondo”, racconta Claudio. “Quando sono tornato stabilmente a Roma nel 2023 ho deciso che volevo fare qualcosa per migliorare la città nel mio piccolo, quindi mi sono unito ad alcune associazioni per la mobilità sostenibile e la sicurezza stradale. Ho deciso di vendere la macchina – e non vivo in centro – anche per dimostrare che si può vivere senza auto”.

Con l’associazione “Salva Ciclisti Roma” Claudio organizza eventi per sensibilizzare sul tema della mobilità e sicurezza dei ciclisti. “Spesso andiamo a parlare con i referenti per la mobilità in Campidoglio, a partire dall’assessore o dal presidente della Commissione Mobilità, oppure con i presidenti dei singoli municipi e consiglieri, per portare avanti azioni all’interno dei singoli territori e spingere, ovviamente, per la creazione di ciclabili. Su quest’ultimo fronte ci piacerebbe essere consultati – cosa che non sempre avviene – anche per evitare che nel realizzare queste piste si facciano errori. Uno dei più comuni, ad esempio, è realizzarle sui marciapiedi, mettendo in conflitto pedoni e ciclisti, tutto per evitare di dar fastidio alle macchine e scontentando così tutti. Ci vuole una visione più strategica. Il tema della sicurezza e della mobilità, d’altronde, non ha colore politico, tutti dovrebbero essere dalla parte di chi viene investito su strada”.

L’altro impegno di Claudio è quello per la sicurezza dei pedoni. Il “Movimento dei Diritti dei Pedoni” nasce nel 2023 a Roma, ma è attivo anche a Napoli, Milano, Firenze, Bolzano, con l’obiettivo di accrescere visibilità e rilevanza sociale della mobilità pedonale e potenziare la coscienza civica sul diritto allo spazio pubblico, favorire una narrazione non discriminatoria e motonormativa della mobilità, fare rete e agire per promuovere il diritto alla mobilità sicura, collaborando con associazioni, istituzioni, organizzazioni civiche e accademiche locali, nazionali e internazionali. “Abbiamo creato una rete che si chiama Rete Italiana Mobilità Equa”, spiega Claudio, “che comprende tantissime associazioni, tutte contrarie al nuovo codice della strada (che noi chiamiamo “codice della strage”), voluto dal Ministero dei Trasporti e che punta tutto sulle sanzioni e le pene post scontri e nulla sulla prevenzione, mentre contrasta gli autovelox e limita i poteri dei sindaci nelle singole città. Ricordiamo infatti il decreto ministeriale che riempie di limiti e obblighi la città 30, quando questi interventi come a Bologna salvano molte vite”. Una delle attività del Movimento è l’organizzazione di camminate urbane partecipate, insieme alle associazioni locali – che sono spesso le realtà che invitano i rappresentanti del movimento – e invitando anche gli amministratori, o la polizia “per capire cosa si prova da pedone, semplicemente camminando, per le strade”, spiega sempre Claudio. “Dopo la camminata redigiamo un rapporto che inviamo via pec all’amministrazione, spiegando dove abbiamo rilevato problematiche: è un rapporto che resta”.

Perché dedicare tanto tempo a difendere il diritto a camminare in sicurezza? “Per sognare una città migliore, una Roma migliore, dal punto di vista della mobilità, della sicurezza stradale, dell’inquinamento acustico e dello spazio pubblico. Siamo molto indietro”. C’è una frase che Claudio e gli altri attivisti non vogliono sentire ovvero “Roma non è Amsterdam o Parigi”. “È una frase insensata”, conclude, “perché voglio ricordare che Amsterdam e Parigi erano esattamente come noi negli anni Settanta, poi sono cambiate. Roma invece non riesce a cambiare, abbiamo almeno un morto ogni tre giorni se non di più, cento scontri, perché così si chiamano, non è casualità, ogni giorno. È un bollettino a cui quasi non si fa più caso, ma non può essere così”.

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