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Studente fotografa infiltrazioni in aula: scatta la nota disciplinare, ma la famiglia diffida la scuola

Pordenone - La preside: “Non rilascio dichiarazioni a chi non riveste un ruolo istituzionale. Sono un pubblico ufficiale e ritengo di non dover commentare questioni di questo genere attraverso i mezzi di informazione”
Studente fotografa infiltrazioni in aula: scatta la nota disciplinare, ma la famiglia diffida la scuola
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Una fotografia per denunciare le infiltrazioni d’acqua dal soffitto della sua aula gli è costata l’avvio di un procedimento disciplinare che, con ogni probabilità, sarà esaminato dal consiglio di classe. È accaduto all’istituto “Pertini” della di Pordeone, frequentato dal quindicenne che, in queste ore, ha ricevuto una nota sul registro elettronico. La vicenda si è trasformata in uno scontro tra la preside, Alessandra Rosset, e il padre del ragazzo, che ha inviato una diffida nei confronti della dirigente scolastica. Con la famiglia si è schierato anche Antonio Sorella, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’istituto, che ha voluto ascoltare il giovane.

Il caso è nato perché lo studente avrebbe utilizzato il cellulare durante la lezione — dispositivo vietato — per scattare la fotografia. Tra le motivazioni del provvedimento disciplinare ci sarebbero anche la diffusione delle immagini senza autorizzazione e il mancato coinvolgimento delle figure interne preposte alla segnalazione del problema. Una decisione che non è stata gradita dal padre del ragazzo che, al “Gazzettino”, ha dichiarato che il figlio avrebbe utilizzato un tablet e non il telefono cellulare. Alla presidenza sarebbe già arrivata una prima diffida, ma ora i genitori intendono andare avanti. Inutile cercare chiarimenti dalla preside, contattata dal Fatto Quotidiano.it: “Non rilascio dichiarazioni a chi non riveste un ruolo istituzionale. Sono un pubblico ufficiale e ritengo di non dover commentare questioni di questo genere attraverso i mezzi di informazione”.

La dirigente non ha voluto replicare nemmeno alle dichiarazioni di Antonio Sorella, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’istituto e rappresentante sindacale della Flc Cgil: “A maggior ragione non rispondo”, ha replicato Rosset. Il componente della Rsu, dopo l’incontro con il ragazzo, ha spiegato al quotidiano locale: “Ho chiesto un confronto a porte chiuse perché lo studente non doveva sentirsi intimidito. Gli avrei dato un premio anziché una nota. Ho chiesto scusa al padre dello studente a nome dei duecento lavoratori che rappresento”.

A schierarsi contro il provvedimento è anche Giuseppe Mancaniello, segretario della Flc Cgil di Pordenone, che dichiara: “Siamo assolutamente solidali con il ragazzo, che ha fatto solo il suo dovere di cittadino. Non ha violato nulla: ha cercato di mettere in luce una situazione che riguarda la salute di tutti. Siamo vicini anche alla sua famiglia e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza che ha preso le sue difese. Invitiamo tutti a segnalare, anche in forma riservata, le situazioni problematiche presenti nelle scuole”. Intanto, a esprimere solidarietà al ragazzo sono molti compagni di scuola, ma anche numerosi insegnanti, che hanno apprezzato il suo gesto.

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