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Cinque lupi morti nel Parco d’Abruzzo, ipotesi avvelenamento: “Deriva criminale inaccettabile”. Sono dieci in pochi giorni

Scoperti i resti compatibili con esche avvelenate ad Alfedena, altri decessi a Pescasseroli. Il Parco: "Azione illegale inaccettabile". Wwf: "Deriva criminale dilagante"
Cinque lupi morti nel Parco d’Abruzzo, ipotesi avvelenamento: “Deriva criminale inaccettabile”. Sono dieci in pochi giorni
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Cinque lupi trovati morti nel perimetro del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, probabilmente avvelenati. La scoperta è avvenuta nella mattinata di mercoledì 15 aprile nel Comune di Alfedena, in provincia de L’Aquila, e sul posto è intervenuto il procuratore capo Luciano D’Angelo, che ha assunto il coordinamento delle indagini. La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo. L’ipotesi più plausibile, da quanto si apprende, è quella dell’uccisione per mano umana, dal momento che sul posto sono stati individuati resti compatibili con esche avvelenate.

Il fatto, già di per sé particolarmente grave, risulta ancora più preoccupante in considerazione del ritrovamento di altre cinque carcasse di lupi a poca distanza, nel territorio di Pescasseroli. Per questa ragione l’autorità giudiziaria punta a verificare l’esistenza di un collegamento tra i decessi. Un anno fa nel Parco era stato trovato un orso marsicano morto: le analisi avevano escluso l’avvelenamento, ma all’interno del corpo erano presenti pallini di piombo (da proiettili destinati all’avifauna).

L’Ente Parco, da sempre impegnato nella tutela della biodiversità, ha diffuso una nota in cui denuncia il “contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status della gestione del lupo” e ribadisce che “ogni forma di azione illegale e di giustizia-fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione”. Il riferimento è al declassamento dello status di protezione del lupo, voluto dall’Unione europea, dai Paesi che aderiscono alla convenzione di Berna e promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha portato il mammifero da “rigorosamente protetto” a “protetto”, col via libera al suo contenimento. Tradotto: alla sua uccisione (il primo abbattimento legale dopo 50 anni si è verificato ad agosto nel 2025 in Alto Adige).

L’analisi del Parco va oltre: “L’utilizzo di esche avvelenate, oltre a colpire indiscriminatamente diverse specie, rappresenta un pericolo concreto per tutta la fauna con particolare riferimento a specie minacciate come l’orso marsicano, specie simbolo e particolarmente vulnerabile, la cui conservazione è prioritaria. Si tratta di pratiche particolarmente insidiose, che agiscono in modo occulto e indiscriminato, amplificando la gravità degli effetti e rendendo ancora più urgente un’azione di contrasto decisa”. E ancora: “Eventi di questa natura riguardano l’intera collettività, poiché colpiscono direttamente non solo il patrimonio naturale comune e i valori che ne sono alla base, ma anche l’identità stessa e l’immagine dell’intero territorio. La tutela della biodiversità e il rispetto della Natura non sono ambiti che possano riguardare solo alcuni: chiamano in causa la responsabilità e la sensibilità di tutti. Nessuno può sentirsi estraneo considerando anche le ricadute economiche su settori produttivi primari per il nostro territorio, colpiti dai gesti insensati di pochi”.

Sulla vicenda sono arrivate anche le prese di posizioni delle associazioni animaliste e ambientaliste. Per il Wwf l’episodio “si inserisce in un quadro sempre più preoccupante. L’uccisione di questi dieci lupi segue di pochi giorni altri gravissimi episodi avvenuti in Toscana, dove due esemplari sono stati uccisi e mutilati. Una sequenza che evidenzia una deriva criminale sempre più dilagante sul territorio nazionale. Questo clima di odio nei confronti del lupo è alimentato anche da decisioni politiche che ne indeboliscono la tutela, a partire dal recente declassamento del suo stato di protezione. Una scelta che, come più volte evidenziato, non contribuirà a ridurre la mortalità illegale, ma rischia al contrario di legittimare comportamenti illegali e incentivare il bracconaggio, come drammaticamente confermato dagli eventi di queste settimane”. Per l’associazione Io non ho paura del lupo, “è un crimine figlio di un clima di odio e disinformazione”, messo in atto “con l’intento di colpire un’area simbolo della conservazione. Questo episodio si inferisce in un contesto più ampio caratterizzato da un progressivo deterioramento della qualità del dibattito pubblico sul lupo e, più in generale, sui grandi carnivori”.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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