Milei nella bufera per la diffusione dell’Hantavirus in Argentina: “Tagli alla sanità e uscita dall’Oms non aiutano”
Oltre cento contagi, più di trenta morti. L’Hantavirus – ora noto per il caso della crociera MV Hondius, partita dalla Terra del Fuoco – non è nuovo in Argentina, ma è più letale di un tempo. Soprattutto nella Patagonia, che ci ha fatto i conti nel 2018, a Epuyén: un compleanno, 23 contagi, 11 decessi. “C’entra il cambiamento climatico”, dice alla Cnn l’infettivologo Roberto Debbag, in riferimento al pendolo tra “siccità” e “piogge estreme” nel Paese sudamericano. “Nel caso argentino gli incendi delle foreste nella storia recente ha spinto la fauna a mobilitarsi e cercare altri luoghi”, sottolinea Debbag. In questo caso la “fauna” è il roditore selvatico Oligoryzomys longicaudatus, portatore del virus – compresa la variante “Andes Sur”, alle origini del contagio di esseri umani -, sempre più costretti a emigrare nelle aree urbane.
“Gli incendi hanno accelerato la loro migrazione nelle città”, ammette Francisco García Campos, direttore generale di coordinamento epidemiologico della provincia di Salta. Lo stesso ministero della Sanità argentino ammette che la “distruzione dell’habitat” e il “cambiamento climatico” accelerano la diffusione del virus “anche al di fuori di zone storicamente endemiche”. Nel frattempo l’amministrazione Milei naviga a vista e i medici fanno quello che possono. “Manca una sorveglianza epidemiologica più efficace, stiamo rincorrendo la malattia”, ha detto a El País il biologo Raúl González Ittig, spiegando che l’Hantavirus ha un “processo di incubazione da 15 a 20 giorni”.
I tagli di almeno il 30% delle risorse un tempo destinate al ministero della Sanità e l’uscita di Buenos Aires dall’Organizzazione mondiale della salute rendono tutto più complicato, dall’analisi dei campioni alla cattura dei roditori per eventuali rilevazioni. E non solo. Nel 2023 l’amministrazione Milei ha decurtato il 35% dei fondi destinati al Conicet, il Consiglio nazionale per la ricerca scientifica, che monitora i roditori portatori dell’Hantavirus. Fonti mediche interpellate da Ilfattoquotidiano.it sostengono che i tagli colpiscono sia le strutture sanitarie – che operano a mezzo servizio – così come il lavoro di ricerca sul campo. “Non abbiamo gli strumenti”, lamentano. Lo sostiene anche il direttore dell’ospedale José de San Martín a Buenos Aires, Marcelo Melo, che mercoledì ha denunciato la chiusura di reparti chirurgici e la riduzione dei servizi di manutenzione, poiché “il governo non fa arrivare neppure le risorse approvate l’anno scorso”. “Stiamo chiedendo ciò che per legge ci corrisponde”, ha ribadito.
Secondo Isabel Gómez Villafañe, dottore in Scienze biologiche e specialista in Hantavirus, “negli ultimi tempi è diminuito molto il potere di andare sul campo, vedere e monitorare l’andamento di certe malattie”. Sono gli esiti delle politiche liberiste di Milei che, già nel 2023, diceva: “Il migliore sistema sanitario possibile è un sistema di salute privato, dove ogni argentino paghi i propri servizi”. Anche le opposizioni sono intervenute sulla vicenda, in particolar modo il deputato Pablo Yedlin, che ricostruendo su X la partenza della crociera dalla Terra del Fuego ha ricordato: “Chi monitora la situazione in acque internazionali? È l’Oms. Sì, l’organizzazione a cui abbiamo rinunciato per volere di Milei e di Mario Lugones (il ministro della Sanità, ndr)”. E ancora: “Quanta vergogna internazionale dobbiamo sopportare in questo esperimento distopico che ci tocca vivere?”.
Considerata l’emergenza in corso, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha teso la mano ad Argentina e Stati Uniti, esortandoli a “ripensare la loro uscita dall’organizzazione”, poiché “la migliore immunità è la solidarietà”. “Ai virus non importa nulla delle nostre politiche, né dei confini, né di tutte le scuse che possiamo avere”, ha osservato il direttore. Per motivare l’uscita dall’Oms, Milei diceva che quest’ultima era un “organismo nefasto”, nonché “braccio esecutore di quello che è stato il più grande esperimento di controllo sociale della storia”, e rivendicava la propria “sovranità in materia di salute”. Ora invece il Peluca – con la popolarità sul lastrico e travolto da diversi scandali di corruzione – si tiene a distanza di sicurezza dal dibattito sanitario.