MillenniuM, dalla guerra contro Cutolo al caso Delmastro: la storia del clan Senese, vecchia mafia che si è fatta nuova
Cʼera una volta Totò Riina. Oppure Bernardo Provenzano. Boss saldi al comando della propria organizzazione e profondamente radicati nelle loro terre dʼorigine, anche se con interessi in tutta Italia e non solo. E oggi? Dopo lʼarresto e la morte di Matteo Messina Denaro, esiste un capomafia che svetta su tutti gli altri?
Il mensile MillenniuM, diretto da Peter Gomez, nel numero di luglio ricostruisce la carriera e gli affari di Michele Senese e del suo clan, portato alla ribalta della cronaca dal caso Delmastro e dall’indagine Hydra sul “consorzio” delle mafie in Lombardia. Da venerdì 17 luglio il numero si può trovare in librerie selezionate (cerca qui la più comoda per te) e negli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Unilibro, Libreria Universitaria). E naturalmente in abbonamento cartaceo o digitale.
In origine Michele Senese, detto ‘o pazzo per le numerose perizie psichiatriche compiacenti utili a evitare il carcere, è un camorrista di Afragola, nel napoletano, che si fa notare per ferocia e determinazione nellʼefferata guerra fra cutoliani e anticutoliani dei primi anni Ottanta, come racconta su Millennium Vincenzo Iurillo. Per questo viene spedito a Roma, a regolare gli ultimi conti con i cutoliani perdenti.
Qui fa il salto, racconta una lunga inchiesta di Vincenzo Bisbiglia, adattando il metodo camorristico al complesso scenario criminale della Capitale, fra Banda della Magliana, clan albanesi emergenti, e narco-ultras come Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, freddato in un parco pubblico nel 2019. Se oggi la Roma criminale ha un re, o comunque un boss da cui nessun gruppo criminale può prescindere, di sicuro è Michele Senese, è il parere unanime degli investigatori. Anche da dentro il carcere.
La mutazione non si ferma. Da Roma il clan Senese spedisce i suoi emissari a Milano, dove animano il “consorzio” fra pezzi di camorra, di ʼndrangheta, di Cosa nostra, che macina traffici e affari per centinaia di milioni di euro, secondo la maxi inchiesta Hydra della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo. Fra gli uomini di punta arrestati nell’operazione, il giovane Gioacchino Amico, siciliano di Canicattì esperto di frodi economiche, diventato poi collaboratore di giustizia.
Nella capitale del Nord i picciotti di ʼo pazzo avvicinano con facilità i massimi livelli politici. Ne è un simbolo il selfie che immortala Amico con la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Racconta tutto Davide Milosa, che approfondisce la vicenda forse più inquietante collegata all’indagine Hydra: il pentito che aveva annunciato importanti rivelazioni proprio sui rapporti fra il “consorzio” e la politica, Bernardo Pace, muore per un apparente suicidio – sul quale gravano parecchi dubbi – nel carcere di Torino tre giorni prima dellʼinizio del processo.
Ma cʼè voluto il caso di Andrea Delmastro per portare davvero il clan Senese sotto i riflettori dei media nazionali: il sottosegretario alla giustizia del governo Meloni è entrato in affari con la figlia 18enne di un riciclatore del clan, nellʼormai celebre affare della “Bisteccheria dʼItalia” a Roma. Peraltro Delmastro è il ras di Fratelli d’Italia a Biella, già teatro delle gesta di Emanuele Pozzolo, parlamentare meloniano passato a Vannacci dopo l’imbarazzante pochade degli spari di Capodanno. Ma che dicono nella cittadina piemontese di questa destra così pasticciona? Lo racconta un reportage di Ettore Boffano.
Ricostruire oggi lʼintera parabola del clan Senese significa fare un passo in avanti nella comprensione delle nuove mafie e delle loro reti di relazioni ai massimi livelli.
TRA LE FIRME DI QUESTO NUMERO: Vincenzo Bisbiglia, Roberto Casalini, Peter Gomez, Vincenzo Iurillo, Luca Mercalli, Davide Milosa, Antonio Padellaro, Mario Portanova, Valentina Petrini, Claudia Rossi, Gabriella Saba, Marco Travaglio, Alberto Vannucci