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Chat Delmastro, la Procura di Roma non acquisirà le conversazioni tra l’ex sottosegretario e Caroccia senza l’ok della Camera

Dopo il no del centrodestra all'utilizzo dei messaggi in questione e la memoria presentata dal legale di Mauro e Miriam Caroccia, i pm capitolini hanno rimandato la palla nel campo della politica. La maggioranza salverà ancora l'ex esponente del governo Meloni?
Chat Delmastro, la Procura di Roma non acquisirà le conversazioni tra l’ex sottosegretario e Caroccia senza l’ok della Camera
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Tutto daccapo. Sull’utilizzo delle chat di Delmastro la palla torna alla Camera. Per la seconda volta, nel più classico gioco delle parti. La Procura di Roma, infatti, ha comunicato che non prenderà in considerazione, almeno per il momento, la memoria depositata dall’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Mauro e Miriam Caroccia, contenente i messaggi tra l’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, e Mauro Caroccia, in passato condannato come prestanome del clan Senese. Gli inquirenti ritengono infatti di dover attendere l’eventuale autorizzazione della Camera dei deputati prima di poter acquisire e valutare il contenuto delle conversazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla Bisteccheria e i presunti rapporti tra l’esponente di Fratelli d’Italia e l’imprenditore.

Si torna al punto di partenza, quindi, in una vicenda che continua a riservare sviluppi più o meno inattesi. Il 22 luglio il centrodestra compatto ha votato No in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio alla richiesta della procura di Roma di poter avere accesso alle conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e il padre della sua ex socia del ristorante Bisteccherie d’Italia. Uno stop che, come paventato dalla magistratura, ha protetto ancora una volta la politica e reso più difficili le indagini sugli affari del clan Senese e la criminalità organizzata sul territori. I magistrati, del resto, avevano definito “essenziali” le conversazioni per le indagini sul clan Senese. Il voto contrario di cinque giorni fa aveva scatenato le proteste veementi delle opposizioni, in particolare del Movimento 5 Stelle. Dopo due giorni, però, il legale di Mauro Caroccia aveva depositato di sua spontanea volontà una memoria con le chat incriminate, chiedendo l’immediata acquisizione dei messaggi e sostenendo che il Parlamento non avrebbe potuto impedirne l’utilizzo nel caso specifico. Secondo la difesa, le chat avrebbero un ruolo decisivo perché dimostrerebbero l’estraneità di Mauro e Miriam Caroccia rispetto al reato contestato e consentirebbero di risalire al reale proprietario dell’attività finita al centro delle indagini. Oggi l’ennesimo sviluppo della vicenda, con la Procura capitolina che ha deciso di rinviare qualsiasi valutazione della documentazione fino all’eventuale via libera di Montecitorio.

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