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No Tav, Meloni va a sorpresa nel cantiere e si appella alla magistratura: “Facciano il massimo”. Il movimento: “Gli scontri? Siamo tutti responsabili”

Nuovi controlli nella valle: almeno 800 partecipanti al Festival Alta Velocità sono stati identificati. Fermati quattro antagonisti stranieri. Il movimento: "Siamo tutti Black bloc, no alle divisioni". Schlein: "Il governo sulla sicurezza ha fallito"
No Tav, Meloni va a sorpresa nel cantiere e si appella alla magistratura: “Facciano il massimo”. Il movimento: “Gli scontri? Siamo tutti responsabili”
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Controlli rafforzati, fermi e identificazioni di oltre 800 persone, ma anche l’arrivo a sorpresa di alcune delle massime autorità dello Stato: la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il capo della polizia Vittorio Pisani. Dopo l’assalto degli antagonisti al cantiere Tav e mentre per l’esecutivo il clima si fa sempre più pesante di fronte alle difficoltà di gestione del caro carburanti (e nel bel mezzo delle polemiche per la morte di Fakir durante un intervento di polizia a Bologna), la presidente del Consiglio ha deciso di spostarsi a sorpresa in Val di Susa. Sul posto anche il questore di Torino, Massimo Gambino, e il prefetto Donato Cafagna.

Meloni era già intervenuta sabato sera per condannare le violenze, alimentando una polemica che oscura – come raccontato da il Fatto quotidiano – il fatto che i lavori per la realizzazione dell’opera sono in mega ritardo. Oggi ha deciso di andare di persona e registrare un video mentre passeggia dentro il cantiere. “Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata”, ha dichiarato. “Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere”. Nel primo pomeriggio, proprio il movimento No Tav ha organizzato una conferenza stampa rivendicando le azioni e chiedendo di non fare distinzioni: “Siamo tutti responsabili”, hanno dichiarato.

Subito dopo la fine della visita, è rientrata in elicottero. Nel weekend era stato proprio il centrodestra ad attaccare direttamente le forze di sinistra, arrivando fino a evocare una presunta “connivenza” con il movimento. A loro ha risposto oggi la leader Pd Elly Schlein, intervistata su La7: “Ci troviamo davanti a un governo i cui esponenti strumentalizzano fatti violenti per buttarli addosso alle opposizioni, nonostante sappiano che non abbiamo nulla a che fare con quelle frange vittime, di cui siamo bersagli. Perché strumentalizzano per accusarci di connivenze? Istituzioni e politica dovrebbero lavorare insieme per isolare la violenza. In quattro anni di governo hanno fallito miseramente sulla sicurezza“.

Le 800 identificazioni e i quattro fermi

Quattro antagonisti di nazionalità straniera – probabilmente appartenenti al cosiddetto Blocco Nero – sono stati fermati nelle scorse ore dagli investigatori della polizia di Stato della Questura di Torino, impegnati nell’identificazione dei responsabili degli scontri. Ad apprenderlo, da fonti informate, è l’Ansa. Le loro posizioni sono al vaglio degli inquirenti e al momento non si conoscono le accuse. Le indagini su quanto avvenuto sabato, coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri, ipotizzano al momento il reato di devastazione, ma non si esclude che ai singoli possano essere contestati successivamente anche altri reati.

L’obiettivo principale degli inquirenti è l’identificazione entro 48 ore dai reati, tempo tecnico per l’arresto in flagranza differita. Come scrive La Stampa nell’edizione di stamattina, al cantiere di Chiomonte erano presenti attivisti e antagonisti provenienti da Francia, Spagna e Regno Unito.

I controlli questa mattina hanno riguardato anche tutti i partecipanti del campeggio per il Festival dell’Alta felicità che si è tenuto nel weekend a Venaus. Al momento sono oltre 800 le persone identificate. “Dalle prime ore di questa mattina”, ha dichiarato il movimento No Tav sui social, “un massiccio dispositivo di forze dell’ordine ha istituito due posti di blocco sulle strade di accesso a Venaus. Il servizio di navette, che fino a quel momento stava consentendo alle persone di lasciare il Festival Alta Felicità, è stato temporaneamente sospeso. Le persone vengono identificate prima di poter proseguire, sia a bordo dei propri mezzi sia mentre si spostano a piedi. È evidente che questa sia una chiara prova di forza della Questura di Torino e del Governo a seguito della grande manifestazione di sabato scorso e della straordinaria partecipazione al Festival Alta Felicità”.

I No Tav: “Siamo tutti responsabili”

Nel primo pomeriggio, il movimento No Tav ha organizzato una conferenza stampa nel corso della quale ha rivendicato le azioni. “Quello che è successo sabato”, ha detto Guido Fissore, “nel racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali, è stato il solito che fanno dai tempi del primo G8 di Genova, cioè ‘ci sono i valligiani da una parte che volevano manifestare tranquillamente e poi arrivano i Black bloc‘. Questa divisione è assolutamente falsa. Se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sono andati su in migliaia e migliaia verso Chiomonte: quello che è successo là lo abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili“. Quindi ha continuato: “Non è la prima volta che lo diciamo: mi ricordo che nel 2011, quando ci sono stati i fatti di Chiomonte, dopo qualche giorno abbiamo fatto una manifestazione a Torino in cui abbiamo sfilato con lo striscione di apertura ‘Siamo tutti black bloc’. Questo non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti: le situazioni possono degenerare, però entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti. Raccontare che noi siamo quelli bravi e che sono quelli che vengono da fuori a fare questi gesti che dite ‘inconsultì non è vero: siamo tutti responsabili”.

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