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“Pensammo a un’omonimia, poi arrivò un pacco di carte”, il procuratore capo di Roma alla Commissione Antimafia sul caso Delmastro-Caroccia

Il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi racconta in Antimafia i retroscena degli accertamenti della Guardia di finanza sulla società legata alla gestione della “Bisteccheria d’Italia”
“Pensammo a un’omonimia, poi arrivò un pacco di carte”, il procuratore capo di Roma alla Commissione Antimafia sul caso Delmastro-Caroccia
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“La Guardia di finanza, dopo una serie di accertamenti, è venuta nei nostri uffici portandoci la notizia che Mauro Caroccia appariva essere stato socio, quanto meno tramite alcuni suoi familiari, con l’onorevole Andrea Delmastro per una società rispetto alla gestione di un ristorante. La prima nostra impressione è stata quella di sorridere”. È da questo passaggio, riferito dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi davanti alla Commissione parlamentare antimafia, che si capisce quanto potesse apparire inopportuno che il sottosegretario alla Giustizia del governo Meloni frequentasse esponenti della criminalità e quanto fosse grave il caso della bisteccheria emerso con un’inchiesta giornalistica del FattoQuotidiano.

Il racconto del magistrato restituisce il clima iniziale di incredulità all’interno della Procura: “Poi abbiamo detto: figuriamoci cosa poteva avere a che fare con il sottosegretario. E abbiamo detto ai militari della Guardia di Finanza di andare a rifare gli accertamenti. Andate a vedere, ci sarà stata una omonimia, un errore”. E invece scavando sulla società “Le 5 Forchette”, srl creata nel dicembre 2024 a Biella e collegata alla Bisteccheria d’Italia, un ristorante in via Tuscolana (Roma). Metà delle azioni sono in mano a Delmastro e quattro suoi amici piemontesi: il segretario provinciale di FdI Cristiano Franceschini, il consigliere regionale Davide Zappalà, l’ormai ex vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino, Donatella Pelle, moglie dell’avvocato Domenico Monteleone. Il resto delle quote, invece, sono intestate all’amministratrice della srl: Miriam Caroccia, all’epoca diciottenne, figlia di Mauro, il prestanome del clan Senese.

Dall’incredulità alla conferma

Un dubbio che, però, è stato rapidamente smentito dagli ulteriori approfondimenti investigativi. “Gli investigatori delle Fiamme gialle sono tornati con un pacco di carte confermando la notizia dopo ulteriori accertamenti, sulla base di certificati e stati di famiglia, oltre a documentazione varia”, ha spiegato Lo Voi. A quel punto, ha aggiunto, “siamo costretti a prendere atto che non c’era alcuna omonimia, non c’erano dubbi”.

Gli elementi raccolti indicavano chiaramente la costituzione di una società per la gestione del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, con soggetti “tutti provenienti da Biella” e con il coinvolgimento anche della figlia diciottenne di Caroccia, descritta come priva di redditi propri. “Da quel momento abbiamo cominciato a fare degli accertamenti”, ha concluso il procuratore, sottolineando come la scoperta abbia rappresentato l’avvio di un approfondimento investigativo più ampio.

Le dichiarazioni di Lo Voi sono arrivate nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia, alla presenza anche della procuratrice aggiunta Maria Cristina Palaia e del pubblico ministero Francesco Cascini, entrambi della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Un passaggio istituzionale che conferma la rilevanza della vicenda non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello politico, considerata la posizione dell’ex sottosegretario alla Giustizia che si è dimesso non dopo la rivelazione del caso, ma solo all’indomani del referendum sulla giustizia perso dal governo.

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