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Dl Sicurezza, Conte: “Dal governo incapacità plateale, non ha imparato la lezione del referendum”

Il presidente M5s dopo lo stop del Colle: "Incidente istituzionale gravissimo". Alla Camera opposizioni all'unisono contro il testo
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“Siamo di fronte a una manifestazione di incapacità plateale da parte di un governo che non ha ancora imparato la lezione del referendum”. Giuseppe Conte affonda sul “pasticcio” della maggioranza sul nuovo decreto Sicurezza, in cui è stata inserita la previsione di un “premio” economico agli avvocati se ottengono il rimpatrio volontario per i migranti loro assistiti. Alla norma, contestata dagli stessi organismi di rappresentanza dell’avvocatura, si è opposto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha minacciato di non firmare la conversione in legge. Ma per modificare il provvedimento ormai non c’è più tempo: così l’esecutivo si è impegnato ad approvare un decreto correttivo in un secondo momento. “Avevano la foga di piegare con legge gli avvocati alla loro propaganda e alle azioni del governo, e hanno proposto una norma che è contro la Costituzione, per cui si verrebbe bocciati al primo esame di diritto. Gli avvocati sono la garanzia di tutela dei diritti dei loro assistiti: come può pensare il governo Meloni che possano tradire questa funzione essenziale per assecondare le volontà del governo di turno?”, scrive il leader del Movimento 5 stelle in un post su Facebook, parlando di “un incidente istituzionale gravissimo. Della sicurezza”, accusa, “a loro non interessa nulla: altrimenti non avremmo questa situazione e un decreto vuoto, senza investimenti sui presidi di controllo che servono sui territori”. Parlando con i cronisti in Transatlantico, Conte insiste: “Hanno creato un cortocircuito istituzionale, stanno creando un grave vulnus”. Gli unici precedenti di una soluzione di questo tipo, sottolinea, “riguardano leggi finanziarie dove si andava al rischio dell’esercizio provvisorio” e dove “un correttivo non comportava comunque la sostituzione di una norma incostituzionale”.

In Aula alla Camera, dove si sta discutendo la conversione in legge del decreto, le opposizioni hanno aperto la seduta chiedendo la convocazione della conferenza dei capigruppo. “Prima di iniziare a discutere del merito, credo sia necessario soffermarsi sul metodo. Questo decreto è stato tenuto in ostaggio dal Senato per quasi 50 giorni. Nonostante questo il decreto è arrivato a Palazzo Madama senza il mandato al relatore. Noi abbiamo ricevuto il testo la scorsa settimana, le modalità sono state contestate anche con il presidente della Camera”, ha esordito la capogruppo Pd Chiara Braga. “La giornata di ieri si è ulteriormente aggravata, il sottosegretario Mantovano è salito al Colle a fronte dei rilievi sull’art.30 bis” sugli incentivi agli avvocati per i rimpatri. “Siamo stati inchiodati in commissione con un balletto imbarazzante. Stanotte abbiamo concluso i lavori senza che la maggioranza e il governo abbiano chiarito la soluzione – ha aggiunto – non possiamo iniziare l’esame del provvedimento senza che ci sia una chiarezza definitiva su come intendano risolvere questa situazione e rispondere agli impegni che crediamo il sottosegretario si è assunto. Non possiamo consentire che il Parlamento venga umiliato, che approvi una norma palesemente incostitizionale. Non siamo disponibili a iniziare i lavori senza che sia fatta chiarezza, chiediamo di convocare una conferenza dei capigruppo per chiarire questo passaggio”, ha concluso. Alla richiesta si è unito anche Riccardo Magi di Più Europa che ha parlato di un passaggio “di gravità inaudita” e ha chiesto al governo di chiarire “quale sarà la soluzione, se ci sarà un decreto e quale sarebbe l’urgenza. La state creando voi l’urgenza”, ha attaccato. Concorde anche Avs. “Qui non c’è nemmeno un membro del governo che prenda la parola per spiegarci quello che è successo ieri. Non potete chiederci di approvare un testo che è palesemente incostituzionale“, ha insistito Marco Grimaldi.

“Quando uno pensa si sia toccato il fondo arriva sempre qualcosa di peggiore. Quello che è accaduto su questo decreto è la differenza che esiste tra propaganda e realtà. Sentiamo gli appelli della presidente Meloni alla responsabilità, all’unità, poi però si procede a colpi di fiducia – ha aggiunto il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi – Perché sono passate due ore ieri e poi non si è fatto l’emendamento? Perché avete fatto le telefonate in Senato e i senatori vi hanno detto che non vanno in Senato venerdì e sabato. A parte che La Russa potrebbe dire che vuole festeggiare il 25 aprile, sarebbe la nemesi perfetta. Anche mettere così in difficoltà la più alta carica dello Stato, visto che il presidente della Repubblica si è esposto, mi sembra veramente grave. Quindi vi chiediamo di fermarvi e convocare una capigruppo”. Il deputato Pd Federico Fornaro ha anche chiesto la convocazione della Giunta per il regolamento e alla sua richiesta si è unito il collega di Iv Roberto Giachetti.

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