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“Il TSO di mio figlio Achille è stato il momento più brutto della mia vita. Sembrava indiavolato, dovevano fargli la puntura per calmarlo”: parla Billy Costacurta

L'ex calciatore restio a parlare dei fatti intimi di famiglia proprio a Casadei ha raccontato il suo punto di vista su uno degli episodi più dolorosi della sua vita

di Redazione FqMagazine

Prima Martina Colombari a “Ballando con le stelle“, poi lo stesso figlio Achille al podcast “One More Time” di Luca Casadei, infine Billy Costacurta – notoriamente restio a parlare dei fatti intimi di famiglia – proprio a Casadei ha raccontato il suo punto di vista su uno degli episodi più dolorosi della sua vita: i problemi di salute mentale di Achille.

“Chi ha fatto il TSO sa di che cosa parlo, è un momento pazzesco. – ha detto Costacurta al podcast -. È uno dei momenti più brutti per un genitore. Io lo ricordo come il momento più brutto della mia vita, quello in cui io lascio Achille all’ospedale per un TSO, quando gli devono fare una puntura per calmarlo perché lui sembrava indiavolato. Sono stati momenti che poi ci hanno costretto veramente a tirar fuori delle energie pazzesche”.

E ancora: “Ogni tanto lo dicevo a Martina, ‘Marti io non ce la faccio, perdonami, non riesco ad entrare in ospedale e vederlo là’. Lei ogni giorno entrava. Io nei momenti più difficili, ogni tanto non riuscivo a vederlo”.

“Ho imparato quando una dottoressa si è presa la responsabilità di darci con sicurezza la diagnosi su Achille 4 anni fa di ADHD. -ha continuato -Cominciò il percorso di Achille, i farmaci funzionavano, abbiamo fatto questi corsi che servivano soprattutto per comunicare con lui. E ci è stato di grosso aiuto. C’è un modo di rivolgersi che deve essere paritario, non deve essere mai di superiorità e non deve neanche sembrare di organizzazione piuttosto che di curiosità, perché loro lo percepiscono in maniera diversa. Tutto era molto istintivo e quindi nel momento in cui valutava una piccola curiosità come un’intromissione reagiva male”.

E infine: “Abitiamo al 17esimo piano e depressione vuol dire anche pensare che lui possa buttarsi giù da un momento all’altro. Lui ha detto: ‘Io cosa ci sto qua a fare? Perché devo vivere così?. Ho pensato tante volte che si volesse suicidare. So che sarà un percorso lungo, ma è tanto tempo che Achille sta bene e avendo avuto quei momenti di down, per me da papà vederlo così è una gioia. Cioè, non so cosa possa essere la felicità se non quando vedi sorridere così tuo figlio: è una cosa pazzesca”.

Lo stesso Achille aveva raccontato, sempre a Casadei: “Ho iniziato a fumare a 13 anni. Al compleanno dei miei 18 anni ho provato la mescalina. Una volta ho avuto una colluttazione con la polizia. Ero sotto effetto e ho fatto il matto su un taxi. Il poliziotto arriva, mi tira un pugno in faccia, io ero allucinato quindi l’ho spaccato di legnate. Lì dopo poco mi fanno il primo Tso, me ne hanno fatti sette. Il problema era che, quando me l’hanno fatto a Padova, perfetti, gentilissimi, a Milano mi hanno legato al letto per tre giorni perché gli ho dato un colpo sulla spalla. Urlavo che mi serviva il pappagallo, io ero legato, mani e piedi, tutto, e mi dovevo fare la pipì addosso”.

(Video tratto da “One More Time” di Luca Casadei – OnePodcast)

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