“Malvagia pu**ana sionista”. Con questo pesante insulto un contestatore ha aggredito verbalmente l’attrice premio Oscar Helen Mirren mentre camminava nel centro di Londra. Il video dell’episodio, girato in realtà nel 2024 ma passato inizialmente inosservato, è riemerso in queste ore diventando rapidamente virale sui social e sulla stampa britannica, spingendo Scotland Yard ad avviare un’indagine formale sui fatti.
L’aggressione in strada e la reazione del marito
Il filmato amatoriale mostra un uomo – identificato dai tabloid come un “militante di estrema sinistra d’origine australiana” – che avvicina l’attrice, oggi 80enne, e il marito, il regista americano Taylor Hackford. Nel video si sente una voce fuori campo lanciare le accuse, rinfacciando a Mirren di voler far pagare ai palestinesi le colpe “dell’Olocausto” e di ignorare le distruzioni in corso a Gaza e in Cisgiordania. Di fronte alle parole dell’uomo, l’attrice britannica appare visibilmente sorpresa e allibita. A prendere l’iniziativa è il marito Taylor Hackford, che allontana il contestatore replicando in modo netto: “Andate a fan*ulo tutti”.
Le polemiche sul film “Golda” e i dissapori sul set
Le immagini, rilanciate in queste ore da testate conservatrici come Times e Telegraph, si legano alle prese di posizione pubbliche dell’attrice. Helen Mirren, che ha radici paterne russe e non è ebrea (e che trascorre abitualmente diversi mesi all’anno nella sua proprietà in Salento), era finita nel mirino degli ambienti pro-Palestina a seguito delle dichiarazioni rilasciate nel 2023. Dopo l’uscita del film Golda, pellicola in cui ha interpretato l’ex premier israeliana Golda Meir, l’attrice aveva infatti manifestato comprensione verso le sensibilità israeliane e difeso le ragioni storiche della nascita dello Stato d’Israele. Secondo alcune recenti indiscrezioni mediatiche, il persistere di queste posizioni avrebbe generato attriti anche sul set della nuova serie tv Mobland, irritando il collega e co-protagonista Tom Hardy.
Il clima nel Regno Unito: il caso del British Museum
La circolazione del video si innesta su un clima di forte tensione in tutto il Regno Unito, caratterizzato da un’impennata di denunce per intimidazioni, aggressioni (come il duplice accoltellamento di fine aprile nel quartiere ebraico londinese di Golders Green) e ripetuti attacchi incendiari. L’allarme ha investito direttamente anche le istituzioni culturali. Nelle stesse ore in cui il video diventava virale, il British Museum ha deciso di rinviare a sorpresa un appuntamento dedicato alla storia dell’antica Giudea, inizialmente previsto per giovedì nell’ambito del Jewish Culture Month. I vertici del museo hanno giustificato l’annullamento con la ricezione di segnalazioni riguardanti i rischi di proteste organizzate, sostenendo di aver voluto unicamente “proteggere l’evento”.
La decisione ha innescato immediate polemiche. Esponenti della comunità ebraica britannica e della Campaign Against Antisemitism hanno condannato l’accaduto, definendolo un pericoloso cedimento “alla teppaglia antisemita che ancora una volta può cantare vittoria”. Una posizione condivisa dalla leader dei Tory, Kemi Badenoch, che ha puntato il dito contro le misure ritenute troppo blande adottate dal governo laburista di Keir Starmer per arginare le contestazioni di piazza.