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“A casa erano tutti monarchici tranne mio nonno. Il nostro problema era mangiare e poco altro. La politica non entrava nelle case”: i ricordi di Renzo Arbore

L'arista ha ripercorso le fasi salienti della sua famiglia, alla vigilia del Referendum che avrebbe cambiato l'Italia

di Redazione FqMagazine
“A casa erano tutti monarchici tranne mio nonno. Il nostro problema era mangiare e poco altro. La politica non entrava nelle case”: i ricordi di Renzo Arbore

In occasione dei festeggiamenti dell’80esimo anniversario della Repubblica Italiana, che si terranno domani 2 giugno, Renzo Arbore ha ricordato i momenti concitati prima del Referendum che, di fatto, avrebbe cambiato radicalmente il volto dell’Italia.

“Il nostro problema era mangiare e poco altro. La politica non entrava nelle case. – ha affermato l’artista a La Stampa – O almeno io non l’avvertivo. Devo confessare che la mia famiglia era monarchica, con qualche quarto di nobiltà. Figuriamoci. Però date le premesse devo anche dire che a Foggia proclamarsi repubblicani sapeva di rivoluzionario”.

Poi ha aggiunto: “Solo mio nonno Lorenzo, dal quale ho preso il nome, osava professarsi tale e mia nonna, di origini bolognesi, si definiva ‘un po’ rossa’, quasi per campanilismo. Mio nonno assentiva. Avevo uno zio sindacalista però militava nel partito monarchico”.

E ancora: “Ho ancora nelle orecchie la voce di mia madre che la mattina del 2 giugno chiedeva a mio padre: Giulio, che voto?. Le mogli si regolavano così e le donne che erano sprovviste di sposo, si rivolgevano al parroco. Chi osava altrimenti era fuori ordinanza. Ma anche Napoli aveva una forte resistenza monarchica, tanto che dopo i risultati del voto si sfiorò la rivolta”.

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