C’è anche Amanda Lear, nel ruolo di una serissima suora, nella pellicola “La Sobrietà” di Carlo Fenizi, disponibile dal 27 aprile, in anteprima assoluta su Prime Video. Nel cast anche Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí, Antonia San Juan (già vista nei panni di Agrado in “Tutto su mia madre” di Almodovar) e Carmen Russo.
“È interessante proprio perché sono una suora, – ha detto Lear a La Repubblica – e per una volta la gente non mi vede con le ciglia finte, i capelli biondi eccetera. Una suora anche poco simpatica. Ho accettato perché penso che sia importante lavorare con giovani registi, e non aspettare sempre Hollywood. Nel film ci sono anche bravi attori”.
Il discorso poi si sposta sul cinema e sulle molestie denunciate già dal “MeToo”: “Non ho ricevuto molestie. Ho questa reputazione di essere scontrosa, non antipatica, ma insomma, e a metà di una cena o di una serata, se mi fossi annoiata, mi sarei alzata e me ne sarei andata. Facevo finta di andare alla toilette e poi non tornavo più. Prendevo un taxi, tornavo a casa. Ma c’è un episodio che mi turba ancora”.
Poi entra nel dettaglio: “Una volta. Era l’Harvey Weinstein dell’epoca: Darryl Zanuck. Siamo a New York con Dalí, deve fare il poster di un film per 600 mila dollari. A cena Zanuck parla solo di sé, dei suoi soldi, di Cleopatra e Elizabeth Taylor, le donne esibite come trofei. Dalí gli dice che mi interessa il cinema”.
“Lui mi fa fare un provino alla 20th Century Fox, mi convoca al Plaza Hotel. – ha concluso Lear – Arrivo e lui mi apre in pigiama. La suite buia, sul letto una bionda in lingerie. Mi prende il panico e fuggo. Dalí si infuria e lo insulta al telefono ‘il poster mettitelo lì’. Fine della carriera hollywoodiana”.