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Capraia da “isola verde” al ritorno al fossile. Gli ambientalisti: “Si mette in discussione un percorso decennale verso la sostenibilità”

Enel ha deciso di abbandonare il biodiesel per tornare al gasolio fossile, presentando la scelta come un “aggiornamento tecnologico per il miglioramento delle performance complessive, attraverso la sostituzione delle macchine esistenti con tecnologie più moderne ed efficienti”
Capraia da “isola verde” al ritorno al fossile. Gli ambientalisti: “Si mette in discussione un percorso decennale verso la sostenibilità”
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Per dodici anni Capraia è stata l’unica “isola verde” d’Italia. Ora Enel vuole riportarla al gasolio, è l’allarme di Legambiente Arcipelago Toscano. Dal 2014 la centrale elettrica dell’isola
dell’arcipelago toscano, di proprietà di Enel Produzione e unica fonte di energia per un territorio non collegato alla rete nazionale, funziona interamente a biodiesel, un carburante rinnovabile di origine vegetale. L’azienda ha deciso di abbandonarlo per tornare al gasolio fossile tradizionale, presentando la scelta come un “aggiornamento tecnologico”. “Quanto sta accadendo a Capraia è un paradosso energetico”, dichiara Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet e residente sull’isola: “La “Perla Verde” rischia di tornare ai combustibili fossili, mettendo in discussione un percorso decennale di innovazione e sostenibilità”.

Come unica concessione ambientale, i nuovi motori utilizzeranno l’urea. Si tratta di una sostanza che riduce gli ossidi di azoto, responsabili di smog e piogge acide, ma che non ha alcun effetto sulla CO₂, il principale gas serra. “Bruciare diesel fossile, seppur con l’urea, significa continuare a immettere nell’atmosfera carbonio stoccato nel sottosuolo per milioni di anni”, scrive Legambiente in un comunicato. Il paradosso, sottolineano gli ambientalisti, è che a fare questo passo indietro è la stessa azienda che nel luglio 2014 aveva inaugurato l’impianto a biodiesel definendolo “un innovativo ed efficiente modello energetico di produzione di elettricità a bassissimo impatto ambientale” e aveva proclamato Capraia “la prima isola verde d’Italia”. Su quella base era cresciuto il progetto Capraia Smart Island, avviato nel 2016 con Chimica Verde Bionet, Kyoto Club e altri partner.

Un laboratorio di economia circolare premiato con le 5 Vele di Legambiente e Touring Club e il Blue Mediterranean Award della Commissione Europea nel 2023. La questione non riguarda solo le emissioni. Capraia si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, è tutelata dalle direttive europee Habitat e Uccelli ed è circondata da un’area marina protetta. L’isola ha inoltre avviato la certificazione internazionale SMILO, il marchio che riconosce la sostenibilità delle isole minori nel mondo. Un’inversione di rotta potrebbe comprometterne la credibilità agli occhi degli enti certificatori. “Tornare al fossile ora è una dichiarazione di resa”, scrive Legambiente, parlando apertamente di “greenwashing di sistema”.

La vicenda è arrivata anche in Regione. Il consigliere del Partito Democratico Alessandro Franchi ha annunciato un’interrogazione alla Giunta, chiedendo al presidente Giani di intervenire presso il governo e il ministero dell’Ambiente. “Capraia non può e non deve tornare indietro di dodici anni”, dichiara Franchi: “Il passaggio dal biodiesel al gasolio fossile è un salto nel passato che tradisce la vocazione di un’isola simbolo della sostenibilità mediterranea”. Il consigliere contesta anche le giustificazioni tecniche dell’operazione: “Presentare il ritorno al gasolio come un ‘miglioramento dell’efficienza’ grazie all’uso dell’urea è un’operazione di puro greenwashing. L’urea riduce gli ossidi di azoto, come previsto per legge, ma non ha alcun impatto sulla decarbonizzazione”.

Enel ha risposto alle polemiche con un comunicato in cui precisa che “è attualmente in corso un intervento di aggiornamento tecnologico per il miglioramento delle performance complessive, attraverso la sostituzione delle macchine esistenti con tecnologie più moderne ed efficienti”, motivato dalla “significativa variazione dei consumi tra le stagioni invernale ed estiva e dai nuovi limiti ambientali previsti dalla normativa MCP”. Secondo Enel, i nuovi impianti “permetteranno di gestire meglio l’impianto in tutte le stagioni, riducendo l’impatto ambientale, migliorando l’affidabilità del servizio elettrico per residenti e turisti e diminuendo il consumo di combustibile, nonché le emissioni complessive”.

Chimica Verde Bionet ha chiesto formalmente a Enel di riconsiderare la decisione, proponendo un mix di fonti rinnovabili, micro-reti intelligenti e sistemi di accumulo, con l’utilizzo nel breve periodo di HVO — un biocombustibile prodotto da Eni — come soluzione di transizione. Legambiente, che ha lanciato una petizione su Change.org, chiede un intervento immediato di Comune, Regione Toscana, Parco Nazionale e Ministero dell’Ambiente per bloccare la riconversione. Tanto più urgente, denuncia l’associazione, perché i lavori sarebbero già iniziati senza che le istituzioni locali fossero state informate. “Auspichiamo l’apertura di un confronto tra istituzioni, operatori e comunità locale per individuare soluzioni coerenti con gli obiettivi climatici”, conclude Mannelli.

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