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Ultimo aggiornamento: 16:25 del 7 Luglio

“La bresaola per gli Usa facciamola con la loro carne”: la risposta di Lollobrigida ai dazi di Trump

Le dichiarazioni del ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare [Video]
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“Sulla salute noi non discutiamo, non accettiamo carni con ormoni. Però se tu dagli Usa mi dai la carne per fare la bresaola, io poi la reimporto negli Stati Uniti. E questo è un accordo vincolato che permette di aumentare l’importazione di carne dagli Usa”. È questa la risposta del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ai dazi di Donald Trump. Lo ha dichiarato giovedì scorso, intervenendo alla festa di Fratelli d’ItaliaPiazza Italia” a Roma, e lo ha ribadito durante il dibattito “L’agricoltura italiana tra innovazione, crisi idriche e valorizzazione della filiera” al Forum in Masseria organizzato da Bruno Vespa a Manduria. Lollobrigida ha parlato della missione italiana negli Usa che “non è durata 100 giorni ma 60 ore circa” che aveva come obiettivo, spiega, “mettere insieme i nostri interessi, vendere di più negli Stati Uniti, consolidare i rapporti economici, aiutare l’Europa in questa trattativa, aiutare le nostre imprese a essere garantite ma anche aiutare importatori e distributori americani a garantirci e garantirsi buoni affari“. Di certo il ministro tiene a precisare che “il dazio del 10% è un dazio che si può tollerare“.

Ma le sue dichiarazioni sulla bresaola con carne americana hanno provocato delle critiche. “Mi auguro che quella di Lollobrigida sia solo l’ennesima gaffe inconsapevole, perché l’idea di produrre bresaola in Italia con carne ormonata proveniente dagli Stati Uniti, anche solo per esportarla sul mercato americano, è indecente“, ha commentato la senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent. “Così – ha aggiunto – si compromette la qualità, si svuota di senso il Made in Italy e si danneggiano i nostri allevatori”. “Quella del ministro dell’Agricoltura e della sovranità alimentare non è una soluzione, è una resa! Il Made in Italy è riconosciuto nel mondo perché rispetta standard elevati, a partire dalla tracciabilità e dalla sicurezza alimentare, non si può trasformarlo in un’etichetta vuota per compiacere un alleato che ci impone barriere commerciali”, ribadisce la senatrice. “Se questa è la visione del governo sulla sovranità alimentare, è una visione distorta e pericolosa. Altro che difesa del tricolore: qui si sta sacrificando l’identità delle nostre eccellenze per non disturbare Washington. Ma il prezzo – ha concluso Fregolent – lo pagheranno le imprese italiane e i consumatori”.

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