Dal prossimo anno scolastico i docenti di sostegno a tempo determinato saranno scelti dalle famiglie. Detto, fatto. A nulla è valsa l’alzata di scudi delle organizzazioni sindacali e del Consiglio superiore della pubblica istruzione all’annuncio del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di voler introdurre un meccanismo volto a confermare, su richiesta dei genitori, l’insegnante di sostegno (supplente al 31 agosto o 30 giugno) in servizio sul posto dell’anno precedente. Il governo ha infatti infilato nel ddl semplificazione approvato martedì sera una modifica al decreto legislativo 66/2017, “al fine di garantire la continuità didattica degli alunni con disabilità”.

D’ora in poi se una mamma o un papà decideranno di volere quell’insegnante precario per un altro anno per il proprio figlio, lo potranno fare, “ferma restando – cita la norma – la disponibilità del posto e fatte salve le operazioni relative al personale con contratto a tempo indeterminato”. Un provvedimento che ha fatto sobbalzare sulla sedia il segretario generale della Uil Scuola Giuseppe D’Aprile che spiega: “Siamo preoccupati di ciò che potrebbe accadere nelle scuole, se le famiglie potessero, senza alcun criterio di trasparenza, scegliere o individuare gli insegnanti per i propri figli. Un sistema sottoposto a vincoli e consensi, che è in netto contrasto con il nostro sistema statale e costituzionale, garante di laicità, trasparenza e pluralismo. Scegliersi i docenti equivale a trasformare l’istruzione, costituzionalmente definita quale funzione essenziale dello Stato, in un servizio che risponderebbe solo ai “desiderata” delle famiglie”.

Il tutto secondo la bozza del Ddl esaminata dal sindacato prevede “una valutazione del dirigente sulla base dell’interesse del discente”. Parole che non piacciono alla Uil: “Ci chiediamo in che modo il preside valuterebbe l’interesse esplicito di un alunno con disabilità gravi. Legare il concetto della continuità didattica ad una “scelta” delle famiglie è l’ennesimo tentativo di nascondere o di rinviare i veri problemi in materia di reclutamento. E’ nota a tutti la carenza diffusa di docenti specializzati per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado. Oggi più del trenta per cento dei supplenti assegnati ad alunni con disabilità non è in possesso del titolo di specializzazione”.

Per la Uil la strada da seguire è un’altra: va eliminato il numero chiuso nelle università per l’accesso ai corsi di specializzazione. Ma le critiche arrivano anche dalle opposizioni. I deputati M5s Antonio Caso, Gaetano Amato e Anna Laura Orrico sottolineano che “non si può derogare al principio delle graduatorie in nome di una non meglio identificata semplificazione che mortifica la professionalità dei docenti. Se si vuole intervenire sul sostegno in maniera seria si pensi piuttosto a stabilizzare i docenti in deroga e ad assumere gli specializzati. Siamo alle solite: si vogliono fare interventi spot a costo zero pensando di accontentare qualche famiglia, ma la verità è che servono risorse che per la scuola questo governo non riesce mai a trovare”.

Sulla questione d’altro canto era intervenuto anche il Cspi che aveva sollevato due criticità. La prima: il principio di continuità – a detta del Consiglio – non può essere “legato” esclusivamente al singolo insegnante ma deve rientrare in una visione più ampia del ruolo e della missione educativa affidata all’intera comunità scolastica di cui fanno parte tutte le componenti lavorative, personale Ata compreso. La seconda: una questione di coerenza tra il provvedimento proposto e l’impianto complessivo del Decreto ministeriale 131/2007 (Regolamento sulle supplenze). Una sottolineatura che non è di poco conto. Oggi gli inserimenti nel mondo della scuola avvengono con lo scorrimento delle graduatorie definite per servizi e titoli in maniera oggettiva. “Lo schema proposto – sottolineano i membri del Cspi – vorrebbe invece introdurre una modalità di chiamata: un’assegnazione effettuata dal dirigente con l’avvallo delle famiglie, modalità contraria ai principi contenuti in tutto l’impianto normativo vigente”.

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