“Lo considero un processo storico perché arriva alla fine di un percorso complesso. La procura di Reggio Calabria e il dottore Lombardo in particolare hanno sintetizzato un’opera che anche io, tra gli altri, avevo iniziato qualche decennio fa. La cosa importante è che la magistratura non si ferma nella ricerca di una verità pesante”. Lo ha detto l’avvocato Antonio Ingroia a margine del processo ‘Ndrangheta stragista dove assiste i familiari dei carabinieri Fava e Garofalo. Martedì 28 febbraio si è conclusa la requisitoria del procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado e quindi l’ergastolo per il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e per Rocco Santo Filippone, espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Entrambi sono accusati di essere i mandanti degli attentati ai carabinieri che rientrano, secondo i pm, nella cosiddetta “strategia stragista” finalizzata a destabilizzare lo Stato nella prima metà degli anni novanta.
“Qui ci sono imputati rappresentati di Cosa nostra e della ‘Ndrangheta – ha aggiunto Ingroia – ma ci sono altri responsabili di quella stagione che ancora non sono imputati. Ma non disperiamo. La giustizia per essere completa e compiuta deve passare dalle motivazioni di una sentenza che dia conto anche di quelle responsabilità che non sono emerse. Giustizia si fa completa quando tutti vengono portati sul banco degli imputati”. Durante il suo intervento, l’ex pm di Palermo ha fatto cenno anche a un altro attentato della stagione stragista, quello di via Fauro contro Maurizio Costanzo. Prima di uscire dalla Corte d’Assise d’Appello lo ha ripetuto: “Ho sempre pensato che l’attentato a Maurizio Costanzo avesse più finalità, una delle finalità era quella di convincere Berlusconi a scendere in campo. In quel momento c’era un dibattito interno nell’entourage di Berlusconi: i falchi come Dell’Utri e Previti spingevano perché lui entrasse in politica, altri come Maurizio Costanzo erano contrari. E guarda caso l’attentato si fa a chi era contrario alla discesa in campo di Berlusconi. Tutto sembrava un attentato contro Costanzo ma anche un avvertimento a Silvio Berlusconi”.
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