di Maurizio Rainisio (statistico), Francesca Capelli (docente e scrittrice), Sara Gandini (epidemiologa biostatistica)

Non appena gli studenti sono tornati in classe è iniziata la campagna allarmistica contro la scuola. Abbiamo ancora quotidiani e virostar che continuano come un disco rotto a spaventare la popolazione sull’impatto che le scuole avrebbero riguardo la circolazione virale di Sars-Cov2 e sulla salute pubblica. Incredibilmente invece sono sordi e ciechi rispetto agli effetti della gestione della pandemia sui giovani.

Eppure, anche ignorando la letteratura scientifica, non si può non sapere dell’enorme disagio psichico che stanno vivendo i giovani, in particolare gli adolescenti, non c’è psicologo che non ne parli ad ogni occasione. Lo stesso longCovid dei giovani, tanto sbandierato dalle virostar, è in larga parte legato a componenti psicologiche. Così almeno affermano gli articoli sulle riviste specializzate, ma questa precisazione sparisce quando tali articoli vengono menzionati dai media mainstream, troppo impegnati in campagne mediatiche terroristiche, alimentando di fatto le paure e le componenti depressive e ansiogene, nei giovani e non solo in loro.

Ricordiamo anche che sui mezzi pubblici la mascherina non è più richiesta e il CDC (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha indicato che non è più necessario che vengano usate nemmeno in tutte le strutture sanitarie, mentre a scuola si vedono ancora classi intere di ragazzini mascherati.

E così capita che ora oltre il 40% dei giovani tra i 13 e i 19 anni si senta ansioso, agitato o impaurito, al punto quasi da non riuscire a respirare, come mostrato da una recente indagine sociologica condotta su tutto il territorio nazionale intitolata “Adolescenza, tra speranze e timori”, promossa dal Laboratorio Adolescenza in collaborazione con l’Istituto IARD. Le percentuali arrivano all’80% per le ragazze che praticano anche di più l’autolesionismo (il 40% degli intervistati conosce qualcuno che lo pratica) e i dati confermano che sono proprio le misure adottate durante la pandemia che hanno portato ad un raddoppio di incidenza di sintomi di depressione e ansia.

Per la prima volta dal 1959 (anno in cui l’Unicef approva la Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo) le istituzioni democratiche hanno deciso che i minori potevano essere sacrificati in nome della (presunta) protezione degli adulti e non (semmai) viceversa. Un’involuzione gravissima sul piano giuridico, pedagogico ed etico.

La cosa più destabilizzante è che anche chi si interessa esclusivamente all’andamento dei casi di positività alla Sars-Cov2 dovrebbe sapere che la curva epidemiologica da studiare è quella che evidenzia l’andamento nel tempo del tasso di crescita, non quella dell’incidenza di nuovi ‘casi’. Solo la variazione del tasso di crescita ci dà indicazione dei momenti in cui abbiamo una modifica significativa nella velocità di crescita o di decrescita. La rapida discesa dei casi di infezione è iniziata intorno al 10 luglio (qualcuno si ricorda le Cassandre che predicevano sventure per il concerto dei Maneskin?) ed è stata determinata già nella terza settimana di giugno da un rallentamento della crescita dei casi. A fine luglio la decrescita ha perso forza e ha iniziato a rallentare, prodromo di un aumento dei casi, (con una pausa nella seconda metà di agosto). Il rallentamento della decrescita è diventato una vera crescita intorno all’11 settembre.

Se rivediamo le date rilevanti, quelle in cui è successo qualche cosa che ha determinato la tendenza successiva dell’epidemia, scopriamo che queste corrispondono ai punti di massimo e minimo della curva del fattore di crescita.

20-21 luglio: Punto di massimo; la crescita in atto inizia a rallentare diventando decrescita intorno al 10 luglio (tasso = 1)

2-3 agosto: Punto di minimo; la decrescita rallenta e, salvo una breve incertezza nella seconda metà di agosto (tra il 21 e il 31), continua a rallentare fino a diventare crescita (tasso=1) a partire dall’11 settembre.

Se ci sono eventi che hanno modificato l’andamento dell’epidemia determinandone una crescita (dopo aver vinto l’inerzia a scendere) questi si sono verificati attorno al 2-3 agosto (ed eventualmente il 30-31 agosto) non più tardi; anzi, qualche giorno prima considerando il periodo di incubazione.

Chi volesse vedere una causa della crescita dell’epidemia nell’apertura delle scuole (tra il 12 e il 15 settembre) deve fare i conti con un principio fondamentale della logica: l’effetto non può precedere la causa. Per come si è sviluppata l’epidemia è impossibile che un evento occorso tra il 12 e il 15 settembre (l’apertura delle scuole) abbia determinato una crescita di fatto iniziata più di due settimane prima con un rallentamento della decrescita.

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