“Abbiamo dei clienti in Italia che chiedono quantitativi molto elevati di pellet e non riusciamo a soddisfare del tutto le loro richieste. Abbiamo una produzione media di 50-60 camion di legno al mese”. È un frammento della conversazione telefonica di un agente sotto copertura dell’Environmental Investigative Agency (Eia) – che si è finto un potenziale acquirente – e un responsabile di ABC EcoForest, azienda che si definisce il maggiore produttore di pellet nella Romania occidentale, certificata con il marchio di qualità internazionale ENplus. Gli investigatori dell’agenzia americana, in collaborazione con Greenpeace Romania, hanno seguito i fornitori della legna di questa azienda scoprendo che il pellet viene prodotto riducendo in trucioli interi tronchi di alberi, tagliati in foreste di Natura 2000, la rete europea di siti protetti per la conservazione della biodiversità. L’inchiesta mostra una realtà che contrasta con quella descritta sul sito di ENplus, secondo cui il pellet certificato “si ottiene principalmente dalla segatura e da residui di segheria”. Il rappresentante dell’azienda ha confermato telefonicamente all’agente sotto copertura che l’azienda produce pellet utilizzando “solo trucioli da trucioli di tronchi interi” e che i mercati del loro prodotto sono Francia, Italia e Polonia.

Alberi ridotti in trucioli: da dove viene il pellet rumeno
“In Romania, abbiamo riscontrato che la maggior parte degli impianti di pellet con una certificazione riconosciuta a livello internazionale ha lavorato tronchi provenienti da foreste protette nell’ultimo anno”, affermano gli investigatori dell’Eia. Dall’inchiesta – condotta utilizzando il sistema di tracciamento del legno rumeno Sumal per un anno, fino all’agosto 2022 – emerge che circa il 40% dei carichi di legname che partono dalle foreste rumene provengono da aree protette. L’Eia ha stimato un volume superiore a 7 milioni di metri cubi l’anno. “Non è possibile conoscere la destinazione di molte spedizioni – afferma l’agenzia – ma abbiamo riscontrato che migliaia di questi carichi sono stati destinati a aziende che producono di pellet”.

L’impennata di tagli in Romania
I dati Eurostat mostrano un’impennata delle esportazioni rumene di pellet nel resto d’Europa, con una crescita del 71% del tonnellaggio all’inizio del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Con l’arresto dell’esportazione di legno da parte dell’Ucraina, la pressione si è spostata sul lato rumeno dei Carpazi”, afferma Ciprian Galusca, responsabile delle campagne per le foreste di Greenpeace Romania. “L’attuale direttiva europea sulle rinnovabili, che qualifica l’energia prodotta dalla combustione di legna come “verde”, incentiva le aziende rumene a trasformare alberi sani in pellet da esportati in Paesi dell’Europa occidentale, come l’Italia”. L’Italia è il maggiore consumatore al mondo di pellet per uso domestico, con circa 4 milioni di tonnellate bruciate ogni anno.

Il voto e la petizione di Forest Defenders Alliance
Il rapporto esce a pochi giorni dal 13 settembre quando l’Europarlamento voterà la revisione della direttiva europea sulle energie rinnovabili (Red III). Se la plenaria dell’assemblea confermerà quanto votato dalla Commissione Envi (Ambiente), si vieteranno i sussidi all’energia prodotta bruciando legna non lavorata (interi tronchi di alberi), che attualmente – secondo le stime di Forest Defenders Alliance – ammontano in Europa a oltre 17 miliardi di euro ogni anno. La petizione di Forest Defenders Alliance per chiedere all’Europarlamento fermare questi incentivi – sostenuta da oltre 120 ong europee tra cui Greenpeace – ha quasi raggiunto il mezzo milione di firme.

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