Inceneritori e rigassificatori entrano a pieno titolo tra i temi della campagna elettorale e intensificano lo scontro tra Europa verde e Carlo Calenda. In un video su Twitter il leader di Azione, infatti, ha ribadito la sua posizione, molto distante da quella di Bonelli e Fratoianni: in Italia “servono 11 termovalorizzatori e 2 rigassificatori“. “Benissimo, discutete con le comunità”, aggiunge Calenda ma poi queste” si fanno” e, se serve, per realizzare queste opere “si militarizzano i siti“. Così funziona, continua, “in un Paese normale dove si affrontano i problemi”: “cose che non sono né di destra né di sinistra, ma di buonsenso”, tagli corto il leader di Azione.

Parole fortemente contestate da Angelo Bonelli. Per il co-portavoce di Europa Verde “usare l’esercito”, come proposto da Calenda, è vero che non è né di destra né di sinistra “perché è drammaticamente fascista“. Bonelli gli contesta anche l’assenza di una “strategia energetica”: “Parla per slogan, come sul nucleare, energia costosissima che ha portato la Francia ad indebitarsi. Il futuro sono le rinnovabili“, scrive su Twitter il portavoce dei Verdi. “Ecchela la. Sono diventato fascista. Contavo i minuti”, controreplica Calenda.

Intanto il tema degli inceneritori, in particolare quello di Roma, è alla base di un altro scontro social. Questa volta i protagonisti sono il sindaco della Capitale e il presidente del Movimento 5 stelle. L’occasione è l’adesione di Roberto Gualtieri alla petizione “Un voto per il clima”, sottoscritta anche da altri primi cittadini italiani. “Caro Roberto bene apporre una firma ‘per il clima’. È la stessa che metterai per costruire un megainceneritore e diffondere fumi inquinanti qui a Roma?”, gli risponde Giuseppe Conte. Anche in questo caso, sempre sui social, arriva la replica del sindaco di Roma. “Caro Giuseppe, capisco che sei in campagna elettorale ma tutti i romani conoscono la situazione disastrosa ereditata da Virginia Raggi“, scrive Gualtieri: “Oggi Roma non ha impianti e per questo inquina, consuma suolo, sperpera risorse ed è più difficile da pulire”, aggiunge giustificando così la sua posizione a favore del termovalorizzatore nella Capitale, una delle scintille che hanno scatenato la crisi del governo Draghi.

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