Se a livello nazionale ai tre principali partiti della coalizione di centrodestra sono bastate poche ore per presentarsi di fronte a telecamere e giornalisti con un “pieno accordo” sulle elezioni del 25 settembre, lo stesso non si può dire per quanto riguarda due partite fondamentali – al Nord, per la Lega, e al Sud, per Forza Italia e Fratelli d’Italia – che in queste ore stanno agitando le segreterie delle tre forze politiche: l’imminente voto in Sicilia e quello della prossima primavera in Lombardia. Sì, perché le dimissioni anticipate di Nello Musumeci da Palazzo d’Orléans hanno avuto un duplice effetto: sorprendere gli alleati, da una parte; e accelerare le trattative a Milano (ancorché i leader abbiano assicurato che “se ne parlerà dal 26 di settembre”).

La verità è che tanto a Palermo quanto nel capoluogo lombardo si sta discutendo della formula che Carroccio, FdI e FI troveranno per non rompere la coalizione. Rispetto a due settimane fa, e cioè quando il governo Draghi era ancora in carica, è cambiato tutto. Le elezioni siciliane si sarebbero dovute tenere in autunno inoltrato, mentre per Palazzo Lombardia, prima della caduta dell’esecutivo, erano in corso le interlocuzioni tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi. Le trattative sulle Politiche hanno rallentato, almeno in un primo momento, quelle per le Regionali. Ma ora, con l’addio di Musumeci, entrambe le partite sono entrate con prepotenza nell’agenda dei tre leader.

Musumeci, negli ultimi mesi, è stato apertamente attaccato da Forza Italia (da Gianfranco Micciché, in testa) e infatti, appena ha annunciato le dimissioni, il partito di Silvio Berlusconi ha proposto, come candidata presidente, l’ex ministra Stefania Prestigiacomo. Il Carroccio, però, si è messo subito di traverso. Salvini, da Lampedusa, ha fatto sapere che “noi siamo prontissimi”. E a stretto giro il suo braccio destro sull’isola, Nino Minardo, ha dichiarato che “la Lega è pronta per governare la Sicilia”. Il nome in corsa, per il Carroccio, è proprio quello di Minardo, a cui si aggiunge quello del deputato Alessandro Pagano. E in tutto ciò Fratelli d’Italia resta a guardare, accettando che Musumeci venga messo da parte? Intanto il presidente uscente, nel videomessaggio di ieri, si è detto disponibile “a guidare la coalizione di centrodestra”, pur ribadendo di essere “disposto a fare un passo di lato”.

Il ragionamento che si fa all’interno del partito di Meloni è il seguente: Matteo Salvini ha davvero interesse a governare la Sicilia? La risposta è no. Perché non ha un nome spendibile da proporre e perché anche in termini elettorali non vale quanto gli alleati. E allora il sospetto – che diventa una quasi certezza – è che stia semplicemente alzando il prezzo, giocando, sul tavolo, il suo gioco. Il problema, però, nasce quando la Sicilia – per ipotesi – venga lasciata a Forza Italia e la Lombardia alla Lega. Perché FdI, sondaggi alla mano, è il partito più forte della coalizione. E qualcosa vorrà pure per sé. “Se Salvini vuole mettere la sua bandierina nella due Regioni faccia pure, noi abbiamo un altro atteggiamento – commenta a ilFattoQuotidiano.it la coordinatrice lombarda di FdI, Daniela Santanché – come partito siamo sempre stati rispettosi delle regole. Se c’è qualcuno che non le rispetta, se ne assumerà le responsabilità“. Le “regole” a cui fa riferimento Santanché riguardano la prassi di riconfermare il presidente uscente. Tradotto: se Musumeci non verrà candidato in Sicilia, trarremo le nostre conseguenze in Lombardia. Uno strappo all’interno della coalizione? “Sono tranquilla su questo punto – aggiunge – Giorgia Meloni è una persona di buon senso e si farà valere coi leader di partito”.

Uno scenario con un centrodestra spaccato nella corsa per le elezioni regionali, ancorché non impossibile, è difficile da credere. Non è un caso che per qualche politico di lungo corso l’accordo raggiunto per le Politiche (98 collegi uninominali a FdI, 70 alla Lega, 42 a Forza Italia più il diritto, per il partito più votato, di indicare il presidente del Consiglio) nasconda già l’assegnazione dei candidati per Sicilia e Lombardia. In questi termini: la prima a Forza Italia, la seconda alla Lega e il futuro capo del governo – o capa – a Fratelli d’Italia.

Tuttavia, in Lombardia, Letizia Moratti resta in corsa nonostante la Lega abbia deciso, alla fine, di puntare di nuovo su Attilio Fontana. In questo quadro di incertezza, Scenari Politici ha commissionato un sondaggio, realizzato da Winpoll a fine luglio, i cui risultati sono abbastanza sorprendenti. Gli scenari presi in considerazione sono tre. Il primo: Moratti corre con una propria lista, sostenuta da Fratelli d’Italia, contro Fontana e Carlo Cottarelli, candidato del centrosinistra. Il secondo: Moratti viene candidata dal centrodestra unito contro l’economista. Il terzo: Moratti mette d’accordo (addirittura) il centrosinistra e sfida il suo attuale presidente. Ebbene, in tutti e tre i casi Moratti risulterebbe la più votata. Nel primo scenario otterrebbe il 35% dei consensi contro il 33% di Cottarelli e il 27% di Fontana. Nel secondo, qualora venisse scelta da FdI-Lega-FI, supererebbe Cottarelli di più di 20 punti (58% contro 36%). Nel terzo la spunterebbe, seppur di poco, contro il suo attuale presidente: 45% a 44%.

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