“Come metodo di coalizione, abbiamo sempre confermato i candidati uscenti. Ci aspettiamo continuità dai nostri alleati, anche se recentemente non è stato così, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti“. Ieri sera, al Pirellone, la coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, ha incontrato i consiglieri regionali e gli esponenti locali del partito. Oltre all’analisi delle amministrative del 12 giugno – chi era presente racconta di una senatrice irritata per la scarsa attenzione, dimostrata in alcuni comuni, nei confronti di elettori e cittadini – si è parlato, naturalmente, della corsa a Palazzo Lombardia. “La regola – ci spiega Santanchè – è che si riconfermino gli uscenti. Certo, i nostri alleati non sempre l’hanno rispettata, come a Verona o come in Sicilia. Però, se le regole valgono per tutti, allora ci aspettiamo l’ok a Musumeci“. Tradotto: FdI appoggerà Attilio Fontana solo se Forza Italia e Lega daranno il via libera a Nello Musumeci per Palazzo d’Orleans. La questione, però, non è così semplice.

“In Sicilia non sappiamo cosa succederà”, continua la senatrice, “a breve ci sarà il vertice tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Lì si metterà la parola fine alle candidature”. Il problema, però, è che in Sicilia l’uomo di Fratelli d’Italia, Musumeci, esasperato dai fuochi incrociati – specialmente dalle bordate dei berlusconiani e di Gianfranco Miccichéha dichiarato di volersi fare da parte. E chi sposta i voti sull’isola – da Marcello Dell’Utri, in testa, fino alla ex ministra Stefania Prestigiacomo – sta lavorando per un nome forzista (Micciché si è reso disponibile). L’altra questione, poi, è la doppia candidatura, in Lombardia, di presidente e vicepresidente uscenti. Una cosa mai vista: Fontana, da una parte, che ha l’appoggio del Carroccio, e Letizia Moratti, dall’altra, che non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro (ancorché abbia detto di volersi attenere alla decisione della coalizione di centrodestra).

Dunque, come sembra, l’impasse verrà risolto all’incontro dei tre leader. Intanto, però, Fratelli d’Italia ragiona su ciò che potrà accadere. “Il cerchio si chiude solo con l’indicazione di Musumeci in Sicilia”, dice un esponente del partito di Meloni. “Se così non fosse, noi ci sentiremo liberi di fare le nostre scelte e a quel punto si potrebbe aprire uno scenario molto diverso”. Per quanto riguarda Moratti, nessuno ha intenzione di sbilanciarsi: “L’ipotesi di appoggiarla, finché c’è Musumeci in pista, non la prendiamo in considerazione. Creerebbe una frattura insanabile“. I rapporti con la Lega al Pirellone e sul territorio, però, non sono così solidi. Qualche giorno fa i consiglieri regionali di FdI sono usciti dall’Aula durante il voto di una mozione presentata dal Carroccio. Come mai? “È la loro solita spocchia. Invece di aprire il dibattito in commissione su un tema sul quale eravamo d’accordo, hanno scelto la strada più breve, scavalcandoci“. Sia come sia, all’interno di FdI c’è chi assicura che alla fine la quadra verrà trovata, addirittura indipendentemente dall’esito siciliano. “A prescindere da Musumeci, qui l’anno prossimo appoggeremo Fontana. E a quel punto ci spetteranno gli incarichi ricoperti da Moratti, cioè la vicepresidenza e l’assessorato, di peso, del Welfare”. Perché, è la convinzione, “Meloni vive di valori e mantiene la parola data”. Per la serie: in fin dei conti conviene stare insieme – anche se ci si sopporta a fatica – pur di governare in Lombardia.

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