La delega fiscale scritta dal governo Draghi e la riforma dell’ergastolo ostativo voluta dal M5s finiscono su un binario morto. Fino alla settimana scorsa l’approdo della delega nell’aula del Senato era dato per blindato, con la ex maggioranza concorde sulla necessità di non modificare in commissione Finanze il testo faticosamente approvato dalla Camera con compromessi sul catasto e soprattutto sulla tassazione delle rendite. Ma poi Lega e Fratelli d’Italia, con Italia viva e Alternativa hanno alzato i toni insistendo per dare priorità alla riforma della giustizia tributaria, prevista tra i traguardi del Recovery plan.

Dopo diversi rinvii, il 4 agosto in conferenza dei capigruppo non è stato raggiunto alcun accordo sull‘ipotesi di “scambio” per cui il centrodestra avrebbe dato via libera alle votazioni sulla riforma dell’ergastolo ostativo se il governo si fosse impegnato non scrivere alcun decreto attuativo sul fisco. I lavori di palazzo Madama riprenderanno il 6 settembre quando potrebbe essere convocata una nuova capigruppo. Nulla di fatto quindi per le modifiche ai benefici per detenuti mafiosi e terroristi che non hanno mai voluto collaborare con la giustizia.

Vittima dei veti incrociati anche la delega fiscale, che strada facendo ha perso pezzi e imbarcato molte richieste dei partiti. Se è vero che non è tra i 100 obiettivi del piano di ripresa da centrare quest’anno, viene però citata tra le riforme di accompagnamento e definita “tra le azioni chiave individuate nel Pnrr per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese”. E conteneva alcune previsioni importanti per centrare l’obiettivo cruciale della riduzione dell’evasione fiscale.

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