Il Senato aveva chiesto tramite l’Avvocatura dello Stato un rinvio perché la legge sull’ergastolo ostativo sarebbe in dirittura d’arrivo. E la Corte costituzionale, che un anno fa, emise una sentenza di illegittimità concedendo appunto 12 mesi affinché il Parlamento lavorasse a un legge che non impedisca di concedere la liberazione condizionale a chi è condannato all’ergastolo ostativo se non collabora. “Permangono le ragioni che hanno indotto questa Corte a sollecitare l’intervento del legislatore. In considerazione dell’avanzato iter della legge appare necessario un ulteriore rinvio per consentire al Parlamento di completare i lavori”, ha detto il presidente della Corte Giuliano Amato leggendo in Aula la decisione presa in camera di consiglio sul rinvio. La Consulta ha quindi rinviato all’8 novembre la pronuncia sull’ergastolo ostativo. La richiesta del rinvio era stata avanzata dalla Commissione Giustizia del Senato e dall’Avvocatura dello Stato, costituita in giudizio sin dall’inizio del procedimento per conto del governo.

Oggi scadeva il termine fissato l’11 maggio dello scorso anno al legislatore per il suo intervento e la questione torna all’esame dei giudici costituzionalisti, seconda tra le cause che saranno discusse dai giudici costituzionali in udienza pubblica. Due settimane fa la commissione parlamentare Antimafia aveva votato all’unanimità una relazione con indicazioni già recepite alla Camera e ora all’esame del Senato.

L’attesa era grande e il rinvio era atteso perché la proposta di riforma è stata approvata dalla Camera e il Senato potrebbe licenziare il testo a fine mese secondo il relatore Franco Mirabelli (Pd). Una richiesta formale di slittamento è stata avanzata alla Consulta, proprio alla luce dei lavori parlamentari, dall’Avvocatura dello Stato, che si è costituita in giudizio per conto del governo. Se fosse stata respinta la richiesta di rinvio sarebbe stata inevitabile la dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’ordinamento penitenziario e delle altre norme che impediscono di concedere la liberazione condizionale, dopo 26 anni di reclusione, a chi è condannato all’ergastolo ostativo, se non collabora. Perché la Corte lo ha già detto un anno fa: quelle disposizioni sono incompatibili con la finalità rieducativa della pena, affermata dalla Costituzione. Allora la Consulta si fermò a un passo dalla decisione, per spirito di “leale collaborazione” con il Parlamento, nella convinzione che un intervento solo “demolitorio” avrebbe potuto indebolire il contrasto alla mafia. Oggi concede altri sei mesi.

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