Nelle scuole italiane si boccia sempre meno, ma sempre più ragazzi alle superiori sono rimandati a settembre per recuperare materie in sofferenza con il rischio di ripetere l’anno scolastico dopo aver studiato tutta l’estate. E’ questa la fotografia che emerge dai dati pubblicati dal ministero dell’Istruzione sugli scrutini delle secondarie. Alle medie sostanzialmente cambia poco confrontando i risultati del 2020/2021 con quelli del 2021/2022: lo scorso anno ad essere promossi era stato il 98,3% dei ragazzi mentre quest’anno è il 98,5%. A fermarsi di più sono i ragazzi al primo anno che in quelli successivi. Due sono le Regioni dove i professori hanno la mano più pesante: il Piemonte (2,3% di non ammessi) e la Liguria (2,0%) mentre ad avere la maglia rosa è il Molise dove solo lo 0,5% viene rimandato.

La musica cambia alla secondaria di secondo grado dove si registra la più alta percentuale di bocciati (10,3% quest’anno; 10,8% lo scorso anno) nei professionali ma a finire a studiare sotto l’ombrellone sono soprattutto gli studenti dei tecnici dove si registra una percentuale del 23,4% di giovani con il giudizio sospeso.

Pochi quelli che vengono fermati ai licei: 3,4% nel 2021/2022, persino meno dello scorso anno (3,8%). La maggior parte dei ragazzi che si ritrovano a rifare il percorso di studi è al primo anno dove pesa il cattivo orientamento scolastico delle scuole medie che spinge molti a scegliere l’istituto o il liceo non adatto. Il tema è stato più volte sollevato anche dalla Fondazione “Giovanni Agnelli”. Proprio nel libro “La scuola bloccata” recentemente pubblicato per “Laterza” dal direttore Andrea Gavosto si affronta la questione: “La strada è ridefinire la missione della scuola media, sottolineando il ruolo orientativo: oltre allo studio delle materie, andrebbe rafforzata la didattica dell’orientamento, ovvero una strategia articolata che aiuti gli studenti a individuare nel corso di tutto il triennio il percorso verso cui sono maggiormente portati. Questo – continua l’economista – significa agire su tre fronti: riconoscere non solo le attitudini verso certe materie ma anche i tratti delle loro personalità e il grado di motivazione; informare le famiglie delle implicazioni per ciascun alunno dei vari percorsi di prosecuzione degli studi e lavorativi; infine, creare una serie di occasioni per applicare le competenze sviluppate ai casi della vita reale e per saggiare il tipo di impegno e di studio che ciascun indirizzo comporta”.

Intanto, a indossare la maglia nera tra le Regioni che bocciano di più è la Sardegna che arriva al 9,4% di ragazzi che non passano l’anno; seguono la Campania con il 7,6% e l’Emilia Romagna con il 7,2%. I più studiosi sono in Umbria dove solo il 3% si ferma. Dura vita, invece, per i ragazzi friulani, veneti, liguri e emiliani che insieme ai sardi hanno percentuali oltre il 22% di rimandati a settembre. Sembrano più clementi, invece, i professori pugliesi dove solo l’11,2% degli allievi si ritrova con il libro in mano nei mesi caldi.

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