di Mario Pomini*

Finalmente ora anche Confindustria ha formalmente la sua mini università, naturalmente finanziata con fondi pubblici. Non si tratta proprio di una vera università, ma di percorsi formativi post-diploma chiamati pomposamente Its Academy.

In realtà questi percorsi Its (Istituti Tecnologici Superiori) esistono già dal 1998, ma non hanno mai realmente preso piede. Attualmente interessano una piccolissima frazione della popolazione giovanile, appena 21mila studenti. Dovevano rappresentare un nuovo canale per la formazione avanzata dei diplomati e invece sono finiti su di un binario morto, sostanzialmente per lo scarso interesse delle stesse imprese.

Con la riforma approvata in questi giorni, gli Its escono dalla fase sperimentale e vanno a costituire un nuovo segmento della formazione post-secondaria, un segmento privato ma con un discreto finanziamento pubblico. Si tratta di percorsi professionalizzanti sul modello dei corsi universitari da 4 o 6 semestri che alla fine rilasciano delle elevate qualifiche specialistiche per il mondo del lavoro.

Gli Its, quelli vecchi ma anche quelli nuovi, sono gestiti da imprese private. In genere si tratta di fondazioni costituite ad hoc dalle imprese o da privati finanziatori che certamente non operano per filantropia. È semplicemente un nuovo settore di business. I costi per i corsisti sono notevoli, anche se poi l’assunzione dovrebbe essere quasi garantita. Anche la didattica è gestita dalle aziende e dai privati. Almeno il 60% della docenza, prima era il 50%, dovrà provenire dal mondo del lavoro. La didattica dovrà essere di tipo pratico, prevedendo almeno un 30% di tirocinio pratico (non pagato naturalmente).

Questa piccola università pratica di Confindustria è ricca di elementi retorici, legati alle nuove e nuovissime professioni. Guardando al catalogo dei corsi offerti, gli Its Academy formeranno, per esempio, persone esperte nel campo della digital comunication e fashion styling, della eyewear product manager junior, della fashion shoes coordinator e così via.

La creatività delle definizioni aziendali è veramente notevole e affascina di sicuro l’immaginazione dello studente-cliente. Curiosa però è la scelta di utilizzare per i nuovi Its la denominazione di Academy, cosa che può creare confusione facendo pensare ad un reale percorso universitario. Confusione in parte voluta. Negli Stati Uniti esistono più di 4000 Corporate Academy, centri di formazione e di innovazione di tipo universitario, gestiti e finanziati direttamente dalle imprese. In Italia sono circa 40 e coprono molti ambiti produttivi, dal caffè all’alta moda. Ma appunto sono strutture di formazione e di ricerca legate alle imprese private che nulla hanno a che fare con l’istruzione pubblica.

Che cosa è cambiato passando dagli Its sperimentali a quelli targati Academy? Formalmente nulla, perché la struttura dei corsi è la stessa, a parte il nome. Avranno lo stesso destino? Probabilmente sì, visto che la nuova proposta è la copia di quella precedente.

Non basta un semplice cambiamento di nome per trasformare un brutto anatroccolo in un cigno. La sperimentazione di questi anni è stata abbastanza deludente, soprattutto per le riserve del mondo imprenditoriale. Per decollare veramente, gli Its – un’idea in sé interessante e diffusa in Europa – sarebbero dovuti essere ripensati da cima a fondo. Ma così non è stato, e si è continuato con un mediocre modello che, di fatto, foraggerà solo il mondo della cosiddetta formazione professionale che spesso è del tutto autoreferenziale e di dubbia qualità.

Rimane il fatto che il governo ha stanziato una somma piuttosto ingente, circa 1,5 miliardi di euro in 5 anni, per favorire la creazione degli Its, e dunque la formazione a favore delle imprese. Questi fondi derivano naturalmente dal Pnrr. Facendo un po’ di conti, ognuno dei 20.000 iscritti in più costerà ogni anno allo Stato circa 15.000 euro che finiranno nelle tasche dei formatori e delle aziende private che forniranno il gradito servizio. Mentre altrove sempre nell’istruzione si sta tagliando, qui si spende di più. Per la solita ironia della sorte è toccato ad un ministro del Partito Democratico fare da padrino alla nascita della piccola università privata di Confindustria.

Può darsi che questa sparuta pattuglia di Academy-esperti salverà la competitività dell’industria italiana, come sostiene con entusiasmo Valentina Aprea, infaticabile responsabile dell’istruzione di Forza Italia. Certo, dal capitalismo italiano ci si poteva aspettare qualcosa di più in termini di progetto e di risorse per l’istruzione professionalizzante di alta qualità. Pare invece che le imprese nostrane siano sempre pronte a chiedere, ma molto restie a dare. Intanto, per non farci mancare nulla e nel consueto stile legislativo italiano, rimaniamo in attesa del 19 decreti ministeriali che saranno necessari per far decollare i nuovi, ma nati già vecchi, Its Academy.

* Professore associato di Economia Politica a Padova

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