Gas e nucleare non sono rinnovabili e distoglieranno tantissimi investimenti dalle energie realmente sostenibili”. Le associazioni ambientaliste bocciano la proposta di includere nuovamente nella tassonomia verde europea l’atomo e la fonte fossile. A inizio settimana centinaia di attivisti, da 12 Paesi, sono arrivati a Strasburgo, per protestare davanti al Parlamento dell’Unione, dove si tengono le discussioni in merito. “Negli ultimi giorni sulle testate si è parlato del disastro della Marmolada, dei ghiacciai che si sciolgono, ma ignorando l’elefante nella stanza, la crisi climatica -spiega Cecilia Fiacco, 19 anni, portavoce italiana dei Fridays per questa campagna -Dobbiamo non solo avere il coraggio di parlarne, ma opporci a un programma sull’energia che rende la causa di tutto questo accettabile”. Questa decisione sarà fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi degli Accordi di Parigi, secondo Dominika Lasota di Fridays For Future Polonia: “Noi giovani dovremo viverne le conseguenze per tutta la vita”.

La delegazione italiana è formata da una settantina di attivisti da Legambiente, Fridays for future, Extinction Rebellion e Greenpeace. “Ci siamo uniti da maggio – racconta Carmen Malagisi di Legambiente – abbiamo affittato un pullman. Ci siamo trovati in un campeggio, per organizzare insieme le azioni” ed essere più incisivi. Fino a 25 volte più climalterante della Co2, il gas era stato già bocciato dalle le fonti utili alla transizione ecologica dalle commissioni Affari economici e Ambiente del Parlamento europeo. “Ci prendono in giro: da un lato ci dicono che vogliono arrivare a zero emissioni entro il 2030 – prosegue Cecilia Fiacco – ma vogliono continuare a considerare un combustibile fossile sostenibile”. Dura è anche la posizione degli ambientalisti sul nucleare: “Continuiamo a inseguire la chimera dell’atomo, quando si tratta di uno specchietto per le allodole” afferma Luciano Castrignano di Legambiente. Il rischio, secondo lui, è quello di sottrarre risorse preziose allo sviluppo dell’energia eolica o solare: “Dal 2011 non facciamo investimenti seri in quel campo in Italia – continua – Al posto di buttare la palla in tribuna con il nucleare, il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani dovrebbe fare ciò per cui il Parlamento gli ha dato la fiducia: elaborare risposte chiare per la decarbonizzazione entro il 2030”. La plenaria dell’Europarlamento, però, nel frattempo ha votato e ha dato l’ok all’introduzione sia del gas sia del nucleare nella lista delle attività economiche sostenibili. Il peso dell’Italia in questo voto non è indifferente. Oltre ai cortei e alle dimostrazioni fuori dall’Europarlamento, gli ambientalisti hanno inviato all’interno della struttura una delegazione “per fare lobbying e confrontarci con i deputati”. Le risposte sono state diverse: “Molti erano vicini alle nostre posizioni, altri disponibili a valutare – spiega l’attivista di Legambiente – I Popolari erano spaccati, anche se in generale le destre europee erano favorevoli all’inclusione di gas e nucleare”. Lega e Fratelli d’Italia, in particolare, appoggiano la “tassonomia fasulla – aggiunge Fiacco – Dicono che hanno potenziale per le nostre economie, ma in realtà a parlare è l’influenza delle lobby dei combustibili fossili”.

Le ricadute della decisione oltrepassano i confini europei. “Se l’Europa ha il gas e il nucleare tra le fonti verdi, significa che anche la Cine e gli altri Stati possono includerlo nelle loro tassonomie. Questo ruba tantissimi investimenti alle vere rinnovabili” aggiunge la portavoce dei Fridays. Questo schema di approvvigionamento energetico non è problematico solo per la crisi climatica, ma anche per la difesa della democrazia: “Ci lega alle dittature e ai conflitti che causano – dice Benedetta Ferrarini di Legambiente Innovazione – Alcuni territori (per esempio la Russia, o l’Arabia Saudita) hanno più benefici di altri rispetto ai combustibili fossili. Già nell’immediato futuro, anche il dislivello nel loro impatto ambientale sarà devastante”. L’energia eolica, solare o geotermica invece sono diversificati e, a seconda delle sue caratteristiche, ciascuno Stato o regione può accedere a una di queste fonti. Invece di accentuare le disparità, possono essere strumenti di cooperazione, che, se potenziate, “non vincolano però l’Europa a forniture estere”. Non sono mancate anche voci ucraine tra le proteste. In netto contrasto con la richiesta di sostegno alla tassonomia del ministro dell’Energia di Kiev, German Galushenko. “Da polacca ho visto la guerra da vicino – spiega Dominika Lasota, 20 anni, di Fridays for Future – La tassonomia è un segnale per tutti gli investimenti del futuro. I parlamentari devono ascoltarci, anche se sono lontani da noi di solito. Tanti di loro hanno più di 60 anni. Non saranno loro, ma noi che vivremo con le conseguenze della decisione di oggi”. Da mesi la giovane gira l’Europa, insieme a Wiktoria Jedroszkowia, e si confronta con i maggiori leader del continente per lottare per l’embargo del gas russo. Le manifestazioni a Strasburgo continueranno fino a domani. “Ieri alcuni ragazzi sono stati schedati dalla Polizia per aver nuotato nel fiume che circonda la piazza del Parlamento, ma stiamo riuscendo a essere notati” commenta Cecilia Fiacco. “Staremo qui a presidiare, formando una catena umana – aggiunge Carmen Malagisi di Legambiente – pronti ad accogliere qualsiasi risultato”.

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