Le autobotti per le strade di Agrigento si vedono già nelle giornate d’inverno quando le piogge ci sono ma l’acqua continua a scarseggiare e i turni di distribuzione idrica variano dai 3 ai 10 giorni. Nella provincia che rappresenta il sud del sud, l’acqua corrente non c’è mai stata e nei piccoli paesi, fatti di vicoli stretti e di strade impervie, si fa pure fatica a rifornire le abitazioni con le autobotti. Se i rubinetti sono a secco il problema principale riguarda però la rete idrica. In quasi l’80% dei comuni della provincia è ormai vetusta e datata: questo causa continue rotture che fanno disperdere in strada circa il 50% dell’acqua erogata dall’Aica, la società pubblica che oggi gestisce – con enormi problemi – la distribuzione dell’importante bene, ancora per la maggior parte sprecato. Eppure quel finanziamento di ben 107 milioni per sostituire la vecchia rete idrica era già stato ottenuto da Girgenti Acque (il vecchio gestore privato, già commissariato per mafia, poi fallito per gli enormi debiti e oggi al centro di un’inchiesta giudiziaria) salvo poi essere ritirato perché non poteva avvenire tramite un affidamento diretto, come invece si stava cercando di fare.

La rete colabrodo – Da quel giorno si è intervenuti solo con manutenzioni temporanee che hanno portato a poco: la rete colabrodo continua a lasciare le strade piene d’acqua e le case senza una goccia. Crisi idrica che si registra soprattutto d’estate, quando i piccoli comuni vengono ripopolati dagli emigrati che rientrano per le vacanze: più abitanti e, di conseguenza, un aumento dei consumi di acqua e del fabbisogno idrico. “E’ un problema che ci portiamo dietro da decenni – spiega Alfonso Buscemi, segretario della Camera del lavoro della Cgil di Agrigento – io ho presentato degli esposti in procura per una condotta idrica che da anni spreca ininterrottamente acqua. Solo dopo sono arrivate le riparazioni, ma quando si ripara una falla, in una rete così, si crea subito un’altra rottura e in questo modo il problema non si risolve. Occorre – aggiunge – un intervento generale per fare uscire questa provincia dal bisogno dell’acqua”.

Manca il direttore generale – L’intervento risolutivo però non è mai arrivato. Aica, la società consortile dei Comuni della provincia di Agrigento che ha preso il posto della privata Girgenti Acque (che funzionava come un “assumificio” per la politica), a un anno dalla sua nascita non ha ancora un direttore generale per via di un bagarre politica che vede i sindaci in disaccordo. Il concorso pubblico è stato vinto da Domenico Armenio, ma il professionista non riceve il nulla osta da parte della Regione per il suo ruolo all’interno dell’assessorato delle Autonomie locali. Una grana burocratica dietro cui ci sarebbe proprio la divisione delle fazioni dei sindaci all’interno della società pubblica. Dall’altro lato non tutti i Comuni che hanno aderito alla consortile hanno intenzione di accedere al prestito che è stato presentato loro dalla Regione e necessario per finanziare la fase iniziale di Aica. Questa impasse ha portato la società sull’orlo del fallimento con conseguenze che si ripercuotono anche sulla distribuzione e sui ritardi nelle riparazioni dei guasti alla rete, lasciando i Comuni senza acqua. In un’estate in cui la siccità sta mettendo in crisi l’intera Italia, la situazione in Sicilia e, in particolare, in provincia di Agrigento sarà durissima anche a causa dei problemi agli invasi e alle dighe: molti di questi, infatti, da decenni non ricevono alcuna manutenzione e l’accumulo di fango sui fondali non permette la giusta raccolta delle acque piovane, in una terra in cui la siccità rischia anche di mandare in rovina i raccolti.

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L’acqua manca, tutti siamo colpevoli: singoli consumatori, agricoltori, politici

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