Anche le elezioni in Francia diventano occasione di divisione per il centrodestra italiano. Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, i tre leader della coalizione hanno infatti espresso sostegni opposti e, ancora una volta, non è stata elaborata una linea comune. Matteo Salvini si è schierato già la domenica sera, appena dopo la diffusione dei risultati, e ha rinnovato il suo appoggio alla leader dell’estrema destra Marine Le Pen. Una scelta che però non ha l’appoggio di Silvio Berlusconi: il leader di Forza Italia ha dato il suo endorsement al presidente uscente Emmanuel Macron definendolo “un europeista, un moderato, un uomo che guarda l’Occidente“. Infine Giorgia Meloni ha preso le distanze da entrambi: “Io guido la famiglia dei conservatori europei”, ha detto da Verona. “In Francia non ci sono al ballottaggio candidati che rappresentano il partito guidato da me, ma se se si prendono tutti i candidati potenzialmente di centrodestra e si facesse un’alleanza ampia come quella che ci può essere in Italia ci sarebbe maggioranza”.

Il leader leghista, domenica sera, aveva provato a lanciare l’appoggio a Le Pen: “Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia”, ha twittato. Ma nessuno lo ha seguito. L’ex premier azzurro si è però rammaricato di dover scegliere Macron e ha rimarcato “l’indebolimento della destra moderata porterà alla vittoria di un leader sostenuto dalla sinistra”. Ancora più netto l’intervento di Alessandro Cattaneo, responsabile dei dipartimenti del partito azzurro: “Forza Italia è l’antidoto liberale, atlantista, europeista contro ogni ipotesi di ‘francesizzazione’ della politica italiana. Il nostro Paese non vivrà mai un ‘incubo Le Pen'”.

Anche a sinistra però, non sono mancati i distinguo. Per il segretario Pd Enrico Letta l’esito del primo turno francese “è incoraggiante”, perché “dimostra che nello scontro tra sovranisti ed europeisti a partire in vantaggio è chi crede in un’Europa più unita e forte, non chi punta a sfasciarla”. Tra i dati che l’hanno più colpito delle presidenziali oltralpe, ha spiegato a Repubblica, c’è “l’inquietante analogia con l’Italia: anche in Francia i partiti che in passato hanno espresso grande sintonia con Putin rappresentano metà dell’elettorato complessivo. Da noi Salvini, Meloni e Berlusconi; di là Le Pen, Mélenchon e Zemmour”. Ma mettere anche il candidato della sinistra tra i “putiniani” non piace al Movimento 5 stelle. Nessuna dichiarazione di replica diretta, tuttavia Giuseppe Conte ha fatto capire di essere molto meno entusiasta dell’esito elettorale. Sottolinea che non è equidistante, che non appoggerebbe mai Marine Le Pen, tuttavia ricorda di essere vicino ad alcuni temi che lei pone al centro della sua attività politica. “Il risultato del voto”, ha detto nelle scorse ore, “ci dice che non possiamo assolutamente lasciare all’estrema destra il compito di offrire risposte ai bisogni delle persone. Devono essere le forze realmente progressiste a garantire ascolto a chi oggi non ha voce e per tanta politica non conta. Perdita del potere d’acquisto, welfare, sicurezza e inclusione sociale non sono temi ‘populisti’, sono questioni fortemente sentite dal ceto medio e dalle fasce di popolazione più sofferenti.”.

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