Lo chiamano zar. Ora che il peso di una storia di secoli, ben prima della Guerra Fredda, si sta abbattendo sul mondo con la crisi ucraina, fa più impressione che il soprannome di Valery Gergiev sia “lo zar del palco”. E mentre le truppe russe avanzano verso Kiev e i civili sono in fuga, l’amicizia del direttore d’orchestra russo con Vladmir Putin diventa ancor di più motivo di contestazione. “Abbiamo alla ScalaLa dama di picche’ diretta dal maestro Valery Gergiev che ha più volte dichiarato la sua vicinanza a Putin – dichiara il sindaco di Milano Beppe Sala – e con il sovrintendente del teatro gli stiamo chiedendo di prendere una posizione precisa contro questa invasione e se non lo facesse saremmo costretti a rinunciare alla collaborazione”.

La posizione del primo cittadino di Milano è chiarissima. Aut aut. Alla prima de “La dama di picche” di Ciajkovskij al Piermarini del 23 febbraio, sembrava che dopo qualche “buuu” all’ingresso del direttore in buca, tutto fluisse tranquillo. Ma ora la situazione, dopo i nuovi accadimenti, è precipitata. Il sovrintendente del teatro Dominique Meyer, dice ancora il sindaco di Milano, dovrà prendere una posizione precisa contro questa invasione, perché “di fronte a situazioni così chiare bisogna intervenire”. Se il maestro Gergiev non prenderà posizione contro l’invasione stasera “Le altre rappresentazioni se si faranno conteranno su un altro direttore”.

Chi è Gergiev? Uno dei massimi protagonisti del panorama musicale del nostro tempo. Nato a Mosca, dopo l’infanzia trascorsa in Ossezia si forma a San Pietroburgo dove nel 1988 è direttore artistico e dal 1996 direttore generale, del Teatro Mariinskij. Dal 1995 al 2008 dirige la Filarmonica di Rotterdam, poi la London Simphony Orchestra fino al 2015, poi la Filarmonica di Monaco di Baviera e dal 2018 l’orchestra del Festival di Verbier. Si esibisce in tutti i più importanti teatri d’opera del mondo o e in patria riscuote una vera e propria venerazione da parte del pubblico. Recupera molto del repertorio caro alla tradizione russa che era stato nel tempo tralasciato. Molte le onorificenze che costellano la sua carriera. Svetta quella di Eroe del lavoro della Federazione Russa “per i servizi di manodopera speciale per lo Stato e il Popolo”. Ancora, l’Ordine al Merito per la Patria. Molte le contestazioni in ogni parte del mondo per la sua amicizia con il premier russo. Succede al rientro da Palmira, la perla del deserto siriano conquistata dall’Isis e poi strappata alle armate del terrore dall’esercito di Damasco con l’aiuto russo, dove aveva portato la musica. Il direttore aveva ricevuto la medaglia “Per la liberazione di Palmira”, insieme ai musicisti dell’orchestra. La cerimonia di premiazione si era tenuta presso la Sala grande del Conservatorio di Mosca alla presenza di Vladimir Putin.

Ma l’allora ministro degli Esteri della Gran Bretagna, Philip Hammond, aveva definito il concerto di Gergiev in Siria come “un tentativo di cattivo gusto di distogliere l’attenzione” dalla sofferenza dei siriani, e aveva ricordato che un attacco aereo su un campo profughi quello stesso giorno aveva ucciso ventotto persone. Gergiev, stessa generazione di Putin. Il padre un ufficiale dell’Armata Rossa, lo zio era progettista di carri armati preferito da Stalin. Ma Gergiev non è mai stato un membro del Partito comunista. Convinto però che Putin da quando è diventato primo ministro nel 1999 abbia “fermato il processo di disintegrazione della Russia”. Il patriottismo di Gergiev: quando nel 1988 è diventato direttore artistico del Kirov (poi ribattezzato Mariinskij), Gergiev ha fatto sua la missione di ripristinare le opere di grandi compositori russi che sotto il regime sovietico non erano in linea con le direttive del regime.

Non è la prima volta che furiose polemiche investono il direttore d’orchestra. Anche sul palcoscenico. E’ successo nel 2013. L’attivista per i diritti lgbt Peter Tatchell ha interrotto l’inizio di un concerto al Barbican di Londra quando, in abito da sera, è salito sul palco e ha detto al pubblico: “Gergiev difende la nuova legge sull’omofobia che perseguita i gay russi”. Gerviev ha subito ribattuto con una dichiarazione pubblica: “Ho sempre detto prima che non discrimino nessuno, gay o meno. È sbagliato suggerire che io abbia mai sostenuto la legislazione anti-gay e in tutto il mio lavoro ho sostenuto gli stessi diritti per tutte le persone. Sono un artista e per oltre tre decenni ho lavorato con decine di migliaia di persone in dozzine di paesi da tutti i ceti sociali e molti di loro sono davvero miei amici”. Ha poi aggiunto che quelle leggi si proponevano in realtà solo di proteggere i ragazzi dalla pedofilia. Una posizione che non ha convinto del tutto i suoi contestatori.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gabriele Lavia a FQMagazine: “La società malata di menzogna e “libera” solo nella follia: ecco la commedia pirandelliana che porto a teatro”

next
Articolo Successivo

Pasolini e la sua vita tra i banchi: prima e ultima vocazione, dal Friuli a Ciampino. “Non c’è nulla di meglio al mondo della scuola”

next