Tra un sonetto di Trombadori e uno scritto “corsaro” di Pasolini, ecco Nichi Vendola in versione attore/autore teatrale. L’evento accadrà il 27 febbraio alle 19.30 al Teatro Piccinni di Bari. Il titolo della piece è Quanto resta della notte, così in bilico tra un Celine e un Fitzgerald, e, a quanto si apprende dal sito del teatro barese, è testo scritto dallo stesso Vendola con “l’amichevole collaborazione di Valter Malosti (fresco direttore del mastodontico ERT Fondazione dell’Emilia Romagna ndr). Diviso in otto capitoli il testo vendoliano tratterebbe di “parole, versi e suoni in cerca di un giorno nuovo”. Ohibò, sarà mica l’attesa beckettiana del mitologico Gigi Marzullo? “Si parla della patria al singolare, dei nazionalisti e dei sovranisti e della patria al plurale di chi combatte la guerra, il razzismo, il maschilismo, il suprematismo in tutte le sue forme”, spiega la sinossi.

E ancora: “Si parla di noi al tempo del Covid, della cultura dello stupro e del femminicidio, del potere maschile e della sua vocazione all’onnipotenza, di lesione della democrazia, di sospensione dei diritti fondamentali di libertà, di sequestro di persona e di tortura ad opera degli apparati dello Stato”. Nostalgico evergreen: “Si parla di Genova nel 2001 e di Carlo Giuliani, della miseria della politica e della crisi delle parole della vita pubblica. Si parla della morte e della nascita, della casa e della famiglia, dell’amore e del figlio, della luce di un giorno nuovo”. Gli otto capitoli hanno ognuno un titolo.

Il primo, La Notte, vede emergere la tragica figura del piccolo Alan Kurdi. Il secondo, Il Contagio, si concentra sulla “virtualizzazione delle relazioni delle persone” ai tempi del Covid. Terzo: La Rimozione, con stupri e femminicidi. Quarto: lo Strappo, dove riemerge Genova 2001 e pure Carlo Giuliani. Poi a seguire: La sconfitta, La Perdita, Il Ritorno, L’amore. Ed è nel capitolo ottavo che l’ex leader di Sinistra Ecologia e Libertà, ed ex presidentissimo della Regione Puglia farà emergere “l’amore, del figlio, della luce di un giorno nuovo, della fine dei sensi di colpa, dell’uscita dal ghetto, della nominazione di sé e dei propri sentimenti, del mettersi al mondo con il senso storico, politico, poetico del pride”. Capitolo ostico da spiegare, ma sul palco si capirà tutto. Prezzo popolarissimo a 5 euro. E ovviamente si entra con GreenPass.

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