Notte di tensioni tra Cina e Stati Uniti dopo il confronto tra il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, e il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi. Una lunga telefonata in cui si è parlato di questioni scottanti: dalle Olimpiadi invernali alla questione Taiwan fino alla crisi russo-ucraina. Nel mentre la Commissione Ue ha annunciato che Bruxelles ha avviato una causa presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) contro la superpotenza dell’est per le pratiche commerciali giudicate discriminatorie verso la Lituania.

“La cosa più urgente è che gli Stati Uniti fermino le interferenze sui Giochi di Pechino 2022, smettano di giocare col fuoco sulla questione di Taiwan e smettano di formare piccole cricche per contenere la Cina”: questa la rivendicazione cinese verso l’amministrazione Biden. Da parte loro gli Usa hanno dichiarato che non invieranno dignitari ai Giochi, che inizieranno il 4 febbraio, in segno di protesta contro il trattamento riservato dalla Cina a oltre 1 milione di musulmani uiguri, nella regione nord-occidentale dello Xinjiang, e la repressione dei diritti umani in altre parti del paese. Il boicottaggio non impedisce agli atleti statunitensi di prendere parte ai Giochi, che si svolgono sotto rigide restrizioni anti-pandemia. Wang, durante la telefonata con Blinken, si è anche lamentato del fatto che gli Stati Uniti non abbiano modificato le dure politiche economiche adottate nei confronti della Cina sotto l’amministrazione del presidente Joe Biden, nonostante i desideri espressi per una relazione meno conflittuale. La telefonata segue la nomina del diplomatico veterano Nicholas Burns come nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, una posizione rimasta vacante per un anno.

Sul tema della crisi russo-ucraina, invece, sembra che le due superpotenze concordino sul fatto che la riduzione dell’escalation e la diplomazia sono le vie responsabili da seguire. Ma il ministro Wang Yi ha affermato, tra l’altro, di considerare “ragionevoli le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza“, preoccupazioni che “dovrebbero essere prese sul serio e risolte”. Wang, secondo una nota diffusa dal ministero degli Esteri cinese, ha rimandato all’accordo di Minsk “approvato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu”, che “è un documento politico fondamentale riconosciuto da tutte le parti e dovrebbe essere attuato efficacemente”. “Il segretario Blinken – secondo quanto rende noto il portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price – ha sottolineato la sicurezza globale e i rischi economici posti dall’ulteriore aggressione russa contro l’Ucraina”. Blinken e Wang “hanno anche avuto uno scambio di vedute su come far avanzare il lavoro insieme dopo l’incontro virtuale del presidente Biden con il presidente Xi il 15 novembre 2021, anche sulla gestione del rischio strategico, della sicurezza sanitaria e del cambiamento climatico“.

L’Unione europea ha, nel mentre, avviato una causa presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) contro la Cina per quelle che Bruxelles ha definito pratiche commerciali discriminatorie nei confronti della Lituania. Lo riferisce la Commissione europea in un comunicato precisando che queste pratiche stanno colpendo anche altre esportazioni dal mercato unico dell’Ue. Infatti la Commissione aveva già, nel dicembre scorso, presentato uno strumento contro la “coercizione economica” esercitata da Paesi terzi nei confronti dell’Ue, spiegando che non era rivolto contro un Paese in particolare, ma che potrebbe essere usato in casi simili a quello che vede su due fronti opposti, da mesi ormai, Vilnius e Pechino. La Lituania era infatti finita nel mirino di Pechino per l’avvicinamento diplomatico ed economico a Taiwan, che la Cina considera come proprio territorio. “I tentativi di risolvere questo problema bilateralmente sono falliti” di qui la decisione di intervenire contro attività che – spiega la Commissione in una nota – “sembrano essere discriminatorie e illegali secondo le regole del Wto”.

Nelle ultime settimane, la Commissione europea ha accumulato prove dei vari tipi di restrizioni cinesi. Queste includono il rifiuto di sdoganare le merci lituane, il rifiuto delle domande di importazione dalla Lituania e le pressioni sulle società dell’Ue che operano da altri Stati membri dell’Ue affinché rimuovano gli input lituani dalle loro catene di approvvigionamento quando esportano in Cina. “L’avvio di un caso in seno all’Omc – dice il vicepresidente esecutivo e commissario per il Commercio, Valdis Dombrovskis – non è un passo che prendiamo alla leggera. Tuttavia, dopo ripetuti tentativi falliti di risolvere la questione a livello bilaterale, non vediamo altra via da seguire se non quella di aprire una controversia in seno all’Omc per chiedere consultazioni sugli accordi con la Cina. L’Ue è determinata ad agire all’unisono e ad agire rapidamente contro le misure che violano le norme dell’Omc, che minacciano l’integrità del nostro mercato unico. Parallelamente, stiamo portando avanti i nostri sforzi diplomatici per ridurre la situazione”.

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