La Commissione europea ha proposto l’istituzione di uno strumento contro la “coercizione economica” esercitata da Paesi terzi nei confronti dell’Ue, e quindi contro l’uso del commercio come arma di ricatto nei confronti dell’Ue e dei suoi Paesi membri, sulla scia di quanto in questi giorni sta facendo la Cina nei confronti della Lituania, bloccando gli scambi con lo Stato baltico, molto critico verso Pechino per la repressione nei confronti degli uiguri nello Xinjiang e delle manifestazioni pro democrazia ad Hong Kong. Lo strumento, ha spiegato il vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis in conferenza stampa a Bruxelles, “è orizzontale”, cioè non è rivolto contro un Paese in particolare, ma potrebbe essere usato in casi simili a quello che vede su due fronti opposti, proprio in questi giorni, Vilnius e Pechino.

Nel caso specifico che riguarda Vilnius, ha aggiunto, “una delegazione dell’Ue è a Pechino per chiarire cosa sta accadendo. L’unità e la solidarietà europea restano pilastri anche nei confronti di Paesi terzi”. Continua poi il vice della von der Leyen: “Ci possono essere molti esempi”, in cui il nuovo strumento proposto dalla Commissione contro i ricatti dai paesi terzi potrebbe essere applicato se fosse in vigore. “Oggi la Cina limita gli scambi con la Lituania, tenendo conto di alcune decisioni prese dalla Lituania, casi come questi possono essere motivi per fare una valutazione e capire se si tratta di un’azione coercitiva e comprendere se lo strumento può essere applicato in queste circostanze”.

Ad oggi l’Ue non dispone di un’arma simile per rispondere ad azioni “coercitive” da parte di altri Paesi: quando sarà operativo, potrà difendersi meglio sul piano internazionale. Lo strumento proposto dalla Commissione ‘geopolitica’ di Ursula von der Leyen punta principalmente alla “deterrenza”, ha spiegato Dombrovskis, vale a dire che la sua stessa esistenza dovrebbe scoraggiare altri Paesi dall’usare il commercio come un’arma per fare pressioni politiche sull’Ue o sui suoi Stati membri.

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