Obbligo dell’utilizzo di mascherine FFP2 per tutti nelle scuole, fornite gratuitamente dalle istituzioni, non soltanto ai docenti, ma anche agli studenti. Assicurare una presenza in sicurezza negli istituti scolastici, garantendo la continuità didattica ed “evitando, come si sta verificando in questo momento, il passaggio frequente da una modalità in presenza ad una a distanza”. E ancora: tamponi gratuiti per gli studenti anche presso punti tamponi privati e l’introduzione del bonus psicologico, bocciato nell’ultima manovra. Queste sono alcune delle richieste avanzate da un centinaio tra studenti e rappresentanti di istituto, che si sono ritrovati di fronte al Ministero dell’Istruzione a Roma per un presidio di protesta.

Dopo due anni di pandemia non è cambiato nulla, siamo ancora più o meno nella stessa situazione. E ora con la nuova ondata di contagi e Omicron non è possibile non essere ascoltati e coinvolti nelle decisioni”, rilanciano gli studenti nel corso del sit-in. E ancora: “Il Covid-19 non si sconfigge con misure confuse e mezzi stracolmi, ma con mascherine FFP2 gratuite, supporto psicologico e depuratori d’aria. A presidi e docenti quelle mascherine saranno fornite, noi invece siamo stati dimenticati. Non abbiamo soltanto infrastrutture che cadono a pezzi, ma anche un reale problema di sicurezza”, sottolineano dalla piazza.

Non pochi denunciano poi come la scuola sia finita al centro della disputa tra i diversi partiti della maggioranza, con compromessi e scelte inadeguate. “Non può essere un terreno di scontro e battaglia politica”, attacca una studentessa che sottolinea che “sono state avanzate e cambiate più volte le norme, generando confusione tra gli studenti”. E ancora, il nodo resta soprattutto quello dei trasporti pubblici: “Non è possibile che in due anni governo e Regioni non siano state in grado di adattare il trasporto alle esigenze della scuola”.
“Io arrivo dalla periferia della Capitale, per raggiungere il centro di Roma e venire a scuola sono costretta a prendere quattro diversi mezzi sempre pieni. Al di là delle misure sbandierate, vedo addirittura in questo periodo un peggioramento di corse e mezzi“,denuncia un’altra studentessa. Non è l’unica. Tutto mentre, in attesa dei dati ministeriali, gli stessi presidi denunciano come ormai ci sia “il 50% delle classi in Dad”, nonostante la scelta del governo di continuare a puntare sulla didattica in presenza. “Noi studenti sappiamo i danni che ha comportato per noi la Dad, per questo chiediamo di garantire davvero la possibilità di andare a scuola in sicurezza in presenza”. C’è però anche chi ha ammesso di “avere paura”, spiegando: “Sono consapevole che sia una misura d’emergenza, ma al momento restare in classe lo ritengo un massacro”.
In piazza gran parte degli studenti dice di essere vaccinato: alcuni hanno già fatto o attendono a breve la terza dose. Ma c’è anche chi sottolinea come le scelte singole siano spesso complesse: “Conosco amici che, minori, non si sono potuti vaccinare per timore delle famiglie, altri alla fine sono riusciti a fare una propria scelta. Perché così dovrebbe essere”. Tutti invece o quasi concordano: “Finché non otterremo risposte concrete questa piazza non può essere l’ultima. Dobbiamo continuare la protesta”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Scuola, Giannelli (Presidi): “Asl non ce la fanno e ci usano come personale para-sanitario. Sistemi di aerazione? Spettano alle autorità locali”

next
Articolo Successivo

Reggio Calabria, gli alunni tornano in classe: il Tar sospende l’ordinanza del sindaco sulla dad

next