Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha incontrato i sindacati della scuola per parlare delle misure per il rientro in classe. Un nuovo tavolo è previsto per lunedì 10 gennaio, il giorno della prevista riapertura nella gran parte delle Regioni. Al momento, nonostante le proteste e gli appelli di una parte dei presidi per un periodo in dad, il governo non intende rivedere la sua posizione: ieri è stata la Campania a decidere il rinvio del ritorno in presenza, ma l’esecutivo ha annunciato che impugnerà il provvedimento. Oggi invece il governo siciliano di Nello Musumeci, raccogliento l’appello di duecento sindaci, ha scelto di rinviare di tre giorni la riapertura per consentire una verifica di tutti gli aspetti organizzativi. “Già in queste ore il numero di studenti positivi in alcune scuole ha raggiunto l’ordine delle decine e addirittura centinaia, e questo rende quasi impossibile attuare le procedure previste”, ha denunciato Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, al termine dell’incontro con Bianchi. “A mio avviso – aggiunge – è molto improbabile che il sistema sanitario, nonostante il supporto delle farmacie nell’esecuzione dei tamponi per gli studenti della scuola secondaria, possa smaltire tempestivamente l’enorme carico di lavoro“.

Il capo dei presidi: “Aspettiamo ancora le FFP2” – “Le scuole sono ancora in attesa di ricevere le preannunciate forniture di mascherine FFP2 da parte della struttura commissariale”, lamente Giannelli. “Inoltre, malgrado le nostre richieste dei giorni scorsi, non risultano ancora pubblicati i dati effettivi sulle classi in dad, sulle unità di personale sospeso e sul numero di dipendenti e di alunni in quarantena. Numeri che, temiamo, cresceranno nei prossimi giorni. Resta da chiarire anche un problema di privacy: le scuole devono essere autorizzate, in maniera chiara e inattaccabile, al trattamento dei dati sanitari degli studenti per quanto riguarda il loro stato vaccinale al fine di gestire le relative quarantene”, prosegue. E annuncia che le richieste dei presidi saranno ribadite nel corso del prossimo incontro col ministro. “La scuola, in questo momento, sta svolgendo una funzione di supporto al sistema sanitario e ha chiesto che vengano fornite ai dirigenti scolastici indicazioni chiare e applicabili, per garantire una maggiore efficacia nella gestione dei casi che si stanno presentando. Sentiamo il dovere di essere molto chiari nei confronti di famiglie e studenti”.

Zaia: “Sul ritorno in classe si esprima il Cts” – Dal fronte delle Regioni, peraltro, non è solo il governatore De Luca a chiedere un intervento. “Sulla scuola penso sia fondamentale l’autorevole espressione scientifica del Cts, che stiamo ancora attendendo, dopo che su mia iniziativa questa richiesta è stata presentata in Conferenza Regioni e portata al governo”, ha detto all’Ansa il presidente del Veneto, Luca Zaia. Secondo Zaia, di fronte “all’importante ondata del contagio” e al dibattito conseguente sulla riapertura o meno “abbiamo davanti uno scenario che sarà un ‘calvario’ per la scuola, tra insegnanti colpiti dal Covid, altri assenti per malattia, altri ancora no vax e nuove regole della Dad. Insomma quella della scuola rischia d’essere una falsa apertura”. “Di certo non avremo le scuole piene”. E siccome, in linea di principio, ha aggiunto Zaia, “le Regioni potrebbero attivare ordinanze in qualsiasi momento, e dall’altro, come sta accadendo, il governo impugnarle, penso sia quanto mai fondamentale una espressione autorevole dal punto scientifico sul tema scuola del Cts, che inspiegabilmente ancora non si è espresso. Auspico che ciò avvenga quanto prima perché lunedì 10, in linea teorica, si dovrebbero aprire le scuole”. La stessa richiesta arriva dalla Flc Cgil dopo l’incontro al ministero: “L’insufficienza di questo provvedimento governativo è sotto gli occhi del Paese, e sulla gravità della situazione continua a pesare inoltre come un macigno l’assenza del Cts, che avrebbe potuto assicurare il necessario coordinamento sulle misure da applicare a un sistema delicato e complesso come quello della scuola che parla a 10 milioni di persone, alunni, famiglie e lavoratori”, scrive il sindacato in una nota.

Ma il ministro: “Nessuno in Europa ha chiuso le scuole” – Bianchi insiste nel difendere la scelta, nonostante l’impennata dei contagi per la variante Omicron. “Sottolineo che finora nessun Paese europeo ha deciso di chiudere le scuole“, ha dichiarato al Corriere della Sera. “Se fosse necessario, devono essere le ultime a chiudere. Abbiamo definito i limiti oltre i quali possono scattare delle chiusure mirate con il decreto legge di agosto. Si possono far scattare le lezioni a distanza solo in casi eccezionali. Ma il ricorso massiccio alla Dad, oggi, come se i vaccini non ci fossero, sarebbe un errore”. Bianchi ha anche mandato un messaggio diretto al governatore della Campania Vincenzo De Luca che ieri ha fatto sapere di voler tenere chiuse le medie ed elementari fino a fine mese. Impugnerete la decisione? “La legge è molto chiara: permette ai presidenti di Regione di intervenire solo in zona rossa e in circostanze straordinarie. Queste condizioni oggi non ci sono oggi. Ritengo vi siano gli estremi per impugnare quell’atto”.

L’ordinanza di De Luca – La Regione Campania però, si difende dicendo che la situazione sanitaria “corrisponde alla fattispecie di rischio estremamente elevato” di diffusione del virus che consente anche alle Regioni non in zona rossa “eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche”. È questa l’interpretazione contenuta nell’ordinanza firmata ieri dal governatore De Luca con la quale si dispone la sospensione dell’attività scolastica in presenza nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie e la chiusura degli asili nido fino al 29 gennaio. Nel testo dell’ordinanza si sostiene che “la situazione rilevata sul territorio regionale della Campania corrisponde alla fattispecie di ‘circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-Cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica’ in presenza delle quali la disposizione di cui all’articolo 1, comma 4 del decreto legge 6 agosto 2021 n.111, convertito dalla legge 24 settembre 2021, n.133, nell’effettuare il bilanciamento tra il diritto costituzionale alla salute e quello all’istruzione, consente, alla luce della sola lettura compatibile con il rispetto dell’art. 32 della Costituzione, anche nelle Regioni che non si trovino collocate in ‘zona rossa’, eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche”.

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