Più si va avanti nella vicenda di Giulio Regeni, più l’indignazione sale. È acclarato che la responsabilità dell’omicidio di Giulio Regeni sia in capo ai servizi segreti egiziani. La Procura di Roma però non può procedere perché l’Egitto non ci fornisce l’indirizzo di questi signori per notificargli gli atti“. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, da Paolo Trancassini, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente con Debora Serracchiani (Pd) della commissione parlamentare di inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, commissione presieduta da Erasmo Palazzotto (LeU).
Il 1 dicembre la commissione dopo due anni ha terminato i lavori e ha prodotto una relazione di alcune centinaia di pagine, che sarà acquisita dalla Procura di Roma. Il documento finale entrerà nel fascicolo del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco sul procedimento a carico di quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani. Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, sono accusati di sequestro di persona; Abdelal Sharif risponde anche di lesioni e concorso nell’omicidio del ricercatore friulano ucciso nel 2016 a Il Cairo.

Trancassini aggiunge: “Non abbiamo la forza e la capacità di farci dare un indirizzo, nonostante noi abbiamo continui rapporti economici e politici con l’Egitto. Una settimana fa abbiamo deciso di licenziare un documento all’unanimità in commissione, dicendo che la responsabilità dell’omicidio è dei servizi egiziani. Ma lo stesso giorno alla Camera veniva stabilito che la cooperazione a livello internazionale con i Paesi più vicini vede come primo Paese della lista l’Egitto – conclude – C’è bisogno di uscire da ogni ipocrisia. Abbiamo la forza come nazione di farci rispettare almeno per farci dare questi indirizzi? Se domani dovesse ricapitare noi avremo lo stesso trattamento? E soprattutto, sarebbe accaduto lo stesso ad un’altra nazione come la Francia?

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