Un impegno “corale di tutti i membri del Parlamento“, per “adempiere in modo efficace e tempestivo il mandato affidato al legislatore dalla Corte costituzionale”, e cioè la modifica dell’ergastolo ostativo. È quanto si augura, intervenendo all’incontro delle Agorà democratiche sull’ergastolo ostativo, organizzato da Pietro Grasso, dal titolo “Combattere le mafie difendendo la Costituzione”, Antonio Balsamo, presidente del tribunale di Palermo.

Secondo il presidente del tribunale, nell’affrontare la necessaria “riforma organica”, senza la quale si andrebbe incontro a un “intervento demolitorio che presenterebbe pesanti implicazioni sulla sicurezza collettiva”, il Parlamento può dare vita a “una legislazione che può divenire un importante fattore di credibilità del nostro Stato nel contesto europeo”.

Il rischio, dice Balsamo all’Agorà, è quello di demolire un impianto normativo fortemente voluto da Giovanni Falcone: “Sarebbe incomprensibile per i cittadini la situazione che si verificherebbe se proprio nei giorni in cui tutto il Paese e la comunità internazionale sono uniti nel commosso ricordo delle vittime della strage di Capaci, venisse compiuta la demolizione di un impianto normativo fortemente voluto da Giovanni Falcone – ha detto durante il suo intervento – e venisse aperta la strada alla scarcerazione di coloro che hanno voluto e attuato questa vera e propria scena di guerra e che non hanno poi mostrato neppure il minimo rispetto per le vittime”. Parlando del “diritto di speranza”, Balsamo ha quindi specificato che “una legislazione che permetterebbe il ritorno in libertà dei boss mafiosi più sanguinari”, sarebbe, “una negazione totale del diritto alla speranza”.

Così come Nino Di Matteo, anche Balsamo teme in particolare una parte del testo unificato oggi in discussione: la norma che richiede ai condannati, per ottenere i benefici, di dimostrare “l’integrale adempimento delle obbligazioni civili e delle riparazioni pecuniarie derivanti dal reato o l’assoluta impossibilità di tale adempimento”. “Alla luce della mia esperienza giudiziaria sento il dovere di segnalare che questo parametro sarebbe privo di ogni significato concreto perché tutti i boss mafiosi risultano nullatenenti – ha detto – Il testo andrebbe quindi sostituito con un altro molto più ricco di significato morale” e cioè quello di dimostrare “iniziative a favore delle vittime e un contributo efficace alla realizzazione del diritto alla verità che spetta alle vittime e ai loro familiari”.

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