Quello che emerge dalle intercettazioni sulla fondazione Open è raccapricciante. La mail di Fabrizio Rondolino inviata a Matteo Renzi, in cui prospettava di costituire una redazione con la finalità di colpire gli avversari, è un metodo squadrista che dovrebbe far raggelare il sangue. Trovo inquietante seminare menzogne per distruggere l’avversario. E ancor più inquietanti sono stati i goffi tentativi di Renzi di giustificare la recezione di questa mail.

Se avessi ricevuto una mail da un mio collaboratore in cui mi si prospettava una meticolosa struttura per colpire con menzogne un avversario politico, avrei consigliato al mittente della mail di consultare un bravo psichiatra. Invece, il collega Renzi si è limitato di inoltrare questa mail a Carrai (perché?), e ha definito Rondolino un “professionista”.

Mi domando cosa sarebbe accaduto se a mandare questa famigerata mail fosse stato Rocco Casalino a Giuseppe Conte. Quanti politici e giornalisti si sarebbero strappati le vesti in diretta Tv chiedendo dimissioni e quante trasmissioni Giletti avrebbe dedicato a questo piano mostruoso dei 5 stelle per colpire gli avversari politici?

Qui non si tratta di analizzare dei reati ma di comprendere il valore dell’etica, vocabolo sconosciuto al collega assenteista Renzi che, dopo il crollo del ponte Morandi, ha ricevuto finanziamenti dai Benetton come compenso per le sue conferenze. Se avesse un minimo di morale, non avrebbe etichettato in tv Marco Travaglio come pregiudicato, ma gli avrebbe chiesto scusa per questo piano abominevole del suo consulente. Dovrebbe anche spiegare e dimostrare la sua estraneità ai colleghi parlamentari del M5s citati nella delirante mail del “professionista” Rondolino. Ma Renzi non chiederà scusa. Sapete perché? Perché, io credo, ma questa è solo una mia personale convinzione, che lui molto probabilmente fosse tra gli artefici, fosse coinvolto in questo piano.

Del resto Renzi ha ricevuto 80.000 euro da un criminale come Bin Salman accusato dalla comunità internazionale di aver fatto assassinare e fare a pezzi il giornalista Jamal Khashoggi, “reo” di aver criticato il brutale regime saudita definito da Renzi “nuovo rinascimento”. Anche quando veniva affossato in Senato il ddl Zan, Renzi era in visita in Arabia Saudita a omaggiare uno dei regimi più omofobi del pianeta.

Ciò che emerge è un grave conflitto d’interesse che va sanato, nel marzo dello scorso anno ho depositato a palazzo Madama un disegno di legge per vietare che i parlamentari vengano retribuiti da Paesi e fondazioni estere. Auspico che anche le altre forze politiche ne condividano il contenuto ponendolo al centro dell’ordine dei lavori.

In questi anni, il M5s è stato sistematicamente manganellato mediaticamente, un coro ininterrotto di bugie miranti a denigrarci è stato cantato a reti unificate fino a che il ritornello è entrato nella mente di troppi italiani. Il tutto perché ci siamo permessi di imporre l’etica nella politica e mettere al centro il bene comune in quei palazzi dove, per decenni, si è lavorato alacremente per fare gli interessi di mafie, massonerie e lobby di ogni genere. Noi, al netto dei nostri errori, abbiamo rotto uno schema consolidato non solo in Parlamento, ma anche in comuni importanti come Roma, dove Virginia Raggi ha subito per cinque anni le conseguenze della macchina del fango.

La politica non può essere costruire menzogne per colpire la credibilità e la vita privata dell’avversario. La politica dovrebbe far emergere le contraddizioni di chi ha un’idea diversa e possibilmente trovare una sintesi che abbia come obiettivo il benessere dei cittadini, specie quelli più fragili. Invece, abbiamo assistito a come il Reddito di cittadinanza sia stato scientificamente infangato perché denigrando tale misura si vuole delegittimare il M5s. E non importa che in questo modo si calpesti la sofferenza dei tre milioni e mezzo di persone a cui tale provvedimento ha ridato dignità. Per non parlare del Mes, usato come una clava per colpire l’allora presidente del consiglio Giuseppe Conte. Oggi il Mes non è citato più da nessuno eppure, prima tale sigla fu talmente tante volte ripetuta che era diventata più popolare dei Maneskin.

Indro Montanelli riferendosi a Berlusconi disse: “È il bugiardo più sincero che ci sia, è il primo a credere alle proprie menzogne. È questo che lo rende così pericoloso. Non ha nessun pudore. Berlusconi non delude mai: quando ti aspetti che dica una scempiaggine, la dice. Ha l’allergia alla verità, una voluttuaria e voluttuosa propensione alle menzogne. ‘Chiagne e fotte’, dicono a Napoli dei tipi come lui”. Matteo Renzi è un Berlusconi 2.0, un allievo che ha superato il maestro nella capacità di mentire persino a se stesso. Deve essere triste vivere così. Sarà una gioia quando alle prossime elezioni ce ne libereremo per sempre.

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