di Gruppo di Intervento Giuridico OdV – delegazione di Ravenna, Italia Nostra – sezione di Ravenna, Legambiente Ravenna Circolo Matelda

Lido di Dante… la fragilissima area golenale e la relativa foce del Fiumi Uniti hanno una nuova veste, qualcosa che è un po’ palizzata e un po’ trabucco alla romagnola… un ponte verso l’Oriente nella migliore delle tradizioni della cultura della Ravenna Capitale.

Di tutti i capanni costruiti sulle sponde del Fiumi Uniti dagli anni 50 in poi, uno, il più bello, il primo affacciato sul mare, di autorevoli frequentatori, è da sempre uno dei simboli della località, fotografato e ammirato: costruito intorno agli anni 50, con accesso diretto dalla spiaggia, perché a quei tempi la linea di costa era a circa 50 metri più avanti, con due cordoni dunosi a protezione della zona golenale.

La golena, la foce e la linea di costa sono mutabili tanto quanto fragili e in particolare qui, dove la natura ancora ha un peso, questa fragilità è stata vincolata e protetta con provvedimenti di salvaguardia ambientale della Comunità Europea (SIC e ZPS per citarne alcuni). Con l’arretramento della linea di costa quel capanno, quello dei “vip”, ha nel tempo perso terreno, trovandosi in pieno spazio marino, al centro della foce, fino a quando una violenta mareggiata lo ha definitivamente cancellato insieme a metri e metri di costa che ogni anno cambia la sua geografia e il suo equilibrio.

Oggi la forte volontà dei legittimi proprietari ha ottenuto la ricostruzione di quel capanno sul mare anzi, in mezzo al mare, come la famosa “rotonda”; e mentre la musica suona tornano alla mente tanti ricordi e nascono molte domande. L’accesso al capanno deve ovviamente avvenire in totale sicurezza per evitare pericoli per i fruitori e quindi robusti pilastri in acciaio e ferro sono i materiali migliori; e in ferro sono anche tutta la passerella, la piattaforma e l’intera struttura del capanno: allora è questa la corretta interpretazione del termine “ingegneria naturalistica” che si impone negli articoli del Regolamento Capanni del Comune di Ravenna, attualmente in vigore e che nessuno ha mai compreso (art. 06.01)?

A proposito di piattaforma: nella nostra memoria il vecchio capanno era sprovvisto di ballatoio perimetrale… se doveva essere ricostruzione allora non doveva forse essere “fedele ricostruzione”? La fedele ricostruzione, nel rispetto preciso della forma, avrebbe forse consentito, in deroga al Regolamento, il mantenimento delle dimensioni del capanno crollato, che erano ben maggiori di quelle ammesse dal regolamento (art.06.02). Ma il nuovo capanno non sembra essere in linea né con la fedele ricostruzione né con le dimensioni massime indicate dal Regolamento Capanni per le nuove costruzioni (28 mq. art. 06.02). Il risultato non è né l’uno né l’altro, è uno strano ibrido che sembra tanto più a favore dei futuri frequentatori che del rispetto dell’ambiente circostante e delle regole in cui è inserito il manufatto.

E ancora: per garantire una maggiore stabilità delle opere a mare, la passerella poggia su una sassaia, ampia, pesante, rigida… ma dov’è finita la naturale flessibilità della linea di costa e della foce (art.07.07)? E poi c’è lo scarico delle acque (di tutti i tipi)… Non potendo scaricare in mare (speriamo), sono state predisposte enormi vasche di raccolta proprio sulla riva del fiume, sulla foce, a fianco ad altre due recentemente realizzate a servizio di un altro capanno “ricostruito”; forse con le forti correnti che si formeranno queste vasche non sono poi neanche tanto al sicuro e rischiano di finire in mare sotto forma di macerie. E proprio delle macerie del vecchio capanno crollato vorremmo avere notizie: sono state smaltite o servono anche queste a creare una sorta di “barriera soffolta” per la protezione dall’ingressione marina?

L’unica opzione che ci sovviene e che giustificherebbe tutte queste deroghe è che quel capanno possa essere di “pubblico interesse”, una sorta di bene comune, uno spazio speciale e un punto di vista privilegiato per chiunque voglia goderne. Volgendo lo sguardo verso monte, alla ricerca di qualcosa di naturale percorriamo per circa 100 metri lo stradello che costeggia la riva del fiume, immersi in un ambiente quasi incontaminato… fino a quando non ci imbattiamo in una piazza; un enorme spazio completamente ricoperto da macerie sapientemente tritate e livellate, affacciato sul fiume ben oltre la linea naturale della riva, quasi una balconata che restringe la sezione del fiume proprio in prossimità della sua foce creando forti correnti. E’ forse la fondazione per un nuovo ponte di collegamento con la sponda nord e con Lido Adriano???

In ogni caso, il risultato di tutto ciò è una foce totalmente artificiale, rigida, pesante (alla faccia dello sprofondamento di 2 cm/anno a cui è sottoposta la costa di Lido di Dante). Dobbiamo proprio cementificare l’ultimo tratto di costa ravennate ancora (forse per poco) naturale?

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