Prima o poi doveva accadere, del resto i geni sono gli stessi. Matteo Bocelli, il secondogenito di Andrea, ha debuttato ufficialmente venerdì scorso nel mondo della musica con il singolo, in lingua inglese, “Solo”. Strano scherzo del destino dal momento che è lo stesso titolo del disco d’esordio di Alberto Urso e del prossimo album di inediti di Ultimo. Il cognome è importante, le aspettative sono alte, ma Matteo Bocelli ha sparigliato le carte e se vi aspettate – l’ennesimo cantante lirico/pop – vi sbagliate. Del resto, ad oggi, Il Volo non ha concorrenti sul versante internazionale e italiano come ambasciatori del belcanto. Un progetto – che nascerà sotto il capello della prestigiosa etichetta discografica Capitol Records – elaborato lungo tre anni con il manager Francesco Pasquero e un team di autori italiani e internazionali per offrire un disco che uscirà il prossimo anno e avrà come unico comune denominatore la parola: contaminazione. Matteo ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di 6 anni ed è prossimo alla Laurea al Conservatorio di Lucca in Toscana. Il debutto vero e proprio risale al 2018 con “Fall on Me” in duetto col papà Andrea Bocelli. “Solo” è il primo singolo scritto da Matteo con Marco Guazzone, Fiona Bevan (ha collaborato con tanti artisti tra cui One Direction, Mika, 5 Seconds of Summer, Kylie Minogue e Backstreet Boys; ndr) e Federico Sambugaro Baldini.

Non hai scelto un nome d’arte, come altri figli di artisti famosi, come mai?
Non ho mai temuto il cognome di mio padre. Anzi ne vado molto fiero perché per me lui è stato la prima ispirazione sia di vita che musicale. Poi sono talmente affezionato al mio cognome che non avrei voluto cambiarlo per nulla al mondo. Il nome d’are mi sarebbe sembrato un nascondiglio.

Non temi le accuse di raccomandazione?
Penso che agli occhi del pubblico non esistano raccomandazioni. Per quanto io possa essere avvantaggiato, non esiste un posto fisso, non esistono certezze. Se le persone ti ascoltano e ti trovano interessante è fatta, in caso contrario se ritengono che il progetto che proponi non sia valido non ce n’è per nessuno. Per ora sono spinto dall’amore per la musica e non temo nulla.

Nel panorama musicale italiano c’è grande fermento, basti pensare a Madame e Blanco. Pensi ci sia spazio anche per la tua musica?
Credo proprio di sì. Madame, Blanco ma anche altri dimostrano il fatto che gli italiani amano la scrittura, Penso anche a Ultimo – artista distante dai due artisti prima citati – che con la sua musica ha conquistato una grandissima fetta di pubblico tanto da poter fare tranquillamente un tour negli stadi.

Perché hai deciso di intraprendere questo percorso?
Finché non si esce allo scoperto non si saprà mai se hai talento o se puoi piacere al pubblico. Se ci sono dei presupposti allora perché non provarci e non darsi una possibilità? Bisogna puntare più in alto possibile, il pubblico è giudice sovrano e non ci sono escamotage. Nella musica non si sfugge è il pubblico che ti giudica, l’artista si deve solo occupare di essere autentico, vero, naturale e parlare di cose che lo toccano

Come mai la scelta di debuttare in inglese?
Vado molto fiero del mio Paese e il mio grande obbiettivo è quello di portare la musica italiana nel mondo. Quindi la scelta dell’inglese è per iniziare a rivolgermi anche all’estero. Nel disco ci saranno anche brani in spagnolo, oltre che in italiano.

Cosa rappresenta per te la solitudine?
Il brano “Solo” rappresenta un messaggio importante per me perché racconta di un aspetto fragile del mio carattere legato alla solitudine. Ho sempre vissuto una vita ricca di amici e casa è sempre stata affollata. Poi ci si ritrova soli ed è importante fare i conti con la solitudine, specie se si vuole fare questo mestiere. ‘You Gonna Find Your Way’ (troverai la tua strada) è la frase chiave della canzone. Alla base di tutto – al di là del risultato – da parte mia c’è una grande volontà e una grande voglia di arrivare

Ti proporrai per il Festival di Sanremo 2022?
Ci sono stato Sanremo con papà e ne ho un bellissimo ricordo. Per affrontare quel palco bisogna avere giusto brano e anche la giusta consapevolezza, oltre a una concomitanza fortunata di eventi. Tutto può succedere .

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