È tutto pronto per il tour Stadi26 di Tiziano Ferro, che vedrà l’artisti esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane. Si inizia domani 30 maggio allo Stadio Teghil di Lignano. Non mancheranno gli ospiti: per la prima data di San Siro il 6 giugno ci sarà Lazza, mentre il 7 giugno ci saranno Ditonellapiaga e Shiva, sicuri poi a Roma Giorgia (“me lo ha giurato sulla sua gatta Nina che verrà”) e Ariete. Dopo Lignano, il tour prosegue a Milano (6 e 7 giugno), Torino (10 giugno), Bologna (14 giugno), Padova (18 giugno), Napoli (23 giugno), Roma (27 e 28 giugno), Ancona (3 luglio), Bari (8 luglio), fino all’ultima tappa del 12 luglio a Messina.
Nel frattempo è uscito, sempre oggi 29 maggio, “Sono un Grande (Deluxe)” con i featuring inediti che affiancano i già noti “Superstar” con Giorgia e “XXDono” con Lazza. Le nuove tracce sono “Felici a metà” con Shiva, “XXVerso” con Ditonellapiaga, ”Ti Sognai” reinterpretata da Ariete, oltre ai due brani solisti ”Unico” e “A Napoli”.
“Sono pieno di entusiasmo, sono stracolmo di energie, sono sono felice. – ha raccontato a FqMagazine l’artista poche ore prima del gran debutto – Stavolta ‘gioco in difesa’ perché mi sono portato per il mio viaggio una logopedista che è quella che mi ha seguito tre anni fa e che mi ha permesso ad ogni data di esibirmi perché facevo due ore di preparazione per cantare, aggirando il polipo. Poi c’è anche la psicologa, ma quella ce la dovremmo portare tutti in giro”.
La scaletta è piena di hit, scelta strategica?
Il 21 giugno compio 25 anni di carriera così ho provato a fare la scaletta proprio a ritroso. La scaletta è fatta per le persone. Quando vado al concerto di qualcuno voglio ridere, voglio stare bene, voglio tornare a casa e ricordarmi di quel concerto, perché ho cantato con i miei amici, perché cantiamo in macchina al rientro…Sono un un ‘veicolatore’ di emozioni. Il live è diventato un momento per me nel quale riesco a togliermi i vestiti sbavati e creare un momento di onestà intima, nuda e cruda con le persone intorno a me.
Voglia di ritornare negli spazi più piccoli?
Penso che lo stadio abbia un’onestà che non troverei neanche un club, perché forse se dovessi cantare con una chitarra occhi negli occhi con il pubblico, poi mi vergognerei. Invece nel grande spazio l’intimità si crea perché io sono nudo sul palco e ho trovato la mia dimensione. Posso dire una cosa?
Cosa?
Se andate a vedere Beyoncé, Rihanna, Madonna e non vi cantano manco i singoli state tutti zitti pur avendo pagato molto di più (ride, ndr). Non ho capito perché abbiamo questa pazienza per gli artisti stranieri e non per quelli italiani che, invece, si spendono da morire per ore e ore. Sono andato a vedere lo show di Madonna che è stato bellissimo, lei in forma meravigliosa, stupenda, ma non ha cantato né ‘Frozen’ né ‘Music’ e ci sono rimasto malissimo. Ma il resto è stato bellissimo.
Ci saranno anche i ballerini in tour, come nasce l’idea?
C’è un racconto dietro questo tour che inizia con ‘Sono un grande’ e termina con ‘Xdono’. Ed è anche per questo che ci sono i ballerini, un gruppo hip hop. Non voglio dire di essere stato il primo a ballare nei video, ma perlomeno il primo italiano a farlo in un certo modo. Ci siamo divertiti molto alle prove con i ballerini. Ho dato anche io dei suggerimenti su alcuni movimenti per la coreografia.
E com’è successo?
Ho studiato tantissimo hip hop fino al 2010, anche quando ero in Inghilterra. Quindi ho rispolverato delle cose che, semplicemente, avevo già assimilato. Dunque non mi sono accodato, non mi sono dovuto costruire il vagone del treno di chi si fa accompagnare dia ballerini. Ci si scatenerà in “Fingo e spingo” e anche ne “L’Olimpiade”.
In questi ultimi mesi si assiste a una ondata di odio e critiche sui social anche contro i cantanti. Da dove nasce questa deriva?
Anzitutto dobbiamo smettere di far sì che sui social network esistano utenti anonimi. Vanno identificati con una iscrizione con un documento di identità. Perché non è possibile che io se vado a scuola, in palestra, al circolo, non mi posso neanche avvicinare, senza avere perlomeno concesso un documento di identità. Tutto è permesso, invece, è lecito per chi scrive sui social con una ‘chiocciolina’ qualsiasi cose come ‘quella è un’anoressica’, ‘quello è un ciccione’, ‘quella è una cretina’, ‘quello è un cornuto’. Non è possibile e questa cosa deve finire. Concordo con quelli che dicono che se togliamo la cultura del litigio al social network, uccidiamo il social network stesso perché si ‘ciba’ proprio di quello.
Ma chi si cela dietro ai leoni da tastiera?
Chi ha tantissimo tempo da spendere sui social network sono anche le persone che non lavorano, quelli che non hanno tantissimo da fare… Parliamo anche di alcuni giovani che hanno meno risorse mentali per riuscire a discernere cosa sia giusto o sbagliato. Quindi con una risatina di troppo scrivono la ‘cazzatina’, come quando facevo gli scherzi io al citofono, ma a 12 anni, questi lo fanno su Instagram. Oppure c’è la frustrazione dei disoccupati che magari ripongono sui social la loro rabbia, quella condivisibile per carità, giusta e dovuta contro una società che poi ti propone un ricco privilegiato che davanti a te sfoggia delle cose più o meno vere, così ti tira fuori il peggio.
E come?
C’è chi abusa dei social, cioè si è creato questo mestiere per il quale tu esisti sui social media. Quindi i social sono ‘mestieri’ che danno dignità. Ma io lo trovo indegno perché, in realtà, i social dovrebbero essere una estensione del tuo mestiere. Se tu fai il giornalista racconti il tuo articolo, lo lanci e condividi, così come io lancio un tour, una canzone. Non può diventare un mestiere del nulla. Vendere ad una ragazzina il fatto che quello che puoi fare al massimo nella vita è farti una foto per poter vendere e guadagnare, vuol dire che tu puoi benissimo rinunciare agli studi alla cultura, al sapere, all’esistere a prescindere.
Per cosa?
Tutto per una didascalia e una foto filtrata al massimo con la cultura dell’Ozempic che ci impone la magrezza estrema. Direi che basta questo.
Andresti il prossimo anno a Sanremo in gara?
Di fronte alla alla canzone adatta ci andrei a Sanremo, ma non mi è capitata tra le mani. Da questo disco magari ‘Cuore rotto’ era adatta per Sanremo oppure ‘Fingo e spingo’, avevo pensato anche a ‘Sono un grande’, ma anche quella non aveva la forza giusta. Carlo Conti mi ha invitato ovviamente, ma stavo per uscire con il disco e gli ho detto ‘Carlo, io non posso fermare un disco, non posso non uscire perché ci sono 100 persone attive su questo progetto con 100 famiglie da sfamare’.
Quindi?
Io non escludo di andare in gara a Sanremo, che per mano di Amadeus è stato ‘riattivato’. Non me ne fregherebbe nulla della competizione. Giorgia ci ha insegnato che non essere in Top5 sicuramente non ha valore. Io, tra l’altro, so che non ci starei in Top5 perché non ho i ragazzini che votano dalla mattina alla sera. L’importante è andare sicuri, fare una performance giusta e andare col sorriso. Insomma mi piacerebbe pure andarci.
Altri progetti?
Stiamo producendo il film tratto dal mio romanzo ‘La felicità al principio’. Il cinema ha dei tempi molto lunghi di produzione abbiamo appena finito di scrivere la sceneggiatura con il regista Francesco Amato, lo stesso di ‘Imma Tataranni’ che è una genialata della Rai. Il film entrerà in produzione l’anno prossimo e come protagonista principale vorrie Riccardo Scamarcio, che consoco dai tempi di ‘3 metri sopra il cielo’, ma anche Alessandro Borghi lo trovo bravissimo.