Due persone uccise e una ferita nel giro di 24 ore. Episodi che gli inquirenti considerano agguati di camorra. Due in particolare potrebbero essere collegati. Oggi un 35enne è stato ucciso a Torre Annunziata (Napoli). La vittima era già nota alle forze dell’ordine ed è stata colpita dai sicari nel piazzale davanti alla chiesa di Sant’Alfonson de’ Liguori. L’omicidio potrebbe essere legato al ferimento avvenuto ieri di un altro uomo, vicino al clan Gionta. Secondo il sindaco Vincenzo Ascione, la città è ormai “ostaggio di una guerra”.

Da una prima ricostruzione dei carabinieri e degli agenti del commissariato locale, l’uomo si trovava poco distante da casa, vicino al piazzale della chiesa, quando i sicari hanno iniziato a sparare a raffica contro di lui. Dopo il raid, è stato caricato in fretta su un’auto privata e portato al Pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, dove è morto in seguito alle gravi ferite subite. Il delitto potrebbe infatti essere essere legato alla sparatoria, avvenuta ieri sera in via Vittorio Emanuele sempre a Torre Annunziata. L’obiettivo dei sicari era un uomo di 57 anni – che se l’è cavata con ferite a un fianco e a una natica – anche lui già coinvolto in alcune vicende giudiziarie e con legami con i Gionta – clan egemone nella cittadina vesuviana. “La scarcerazione di alcuni personaggi di spicco legati alla criminalità organizzata locale, in un contesto già particolarmente compromesso – spiega il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione – sta avendo il nefasto effetto di scatenare una guerra tra fazioni rivali per il controllo del territorio“. Per il primo cittadino “la situazione non è più sostenibile e sono necessari provvedimenti drastici prima che la situazione degeneri”.

Ieri a Napoli un altro uomo è stato ucciso vicino in una zona contesa tra i Mazzarella e i Rinaldi. “Chi resta indifferente è complice dei clan – commenta a riguardo anche il senatore del gruppo misto Sandro Rotulo “Lo stato deve intervenire e la società civile deve far sentire la propria voce”.

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