All’inizio sembrava una boutade, l’estrema provocazione di un personaggio discusso. “Mi candido con la certezza di indossare ancora la toga“, diceva il 6 agosto, presentando il simbolo nella sede del Partito radicale appena 48 ore dopo la radiazione definitiva dalla magistratura. Un mese più tardi, la corsa di Luca Palamara a un seggio in Parlamento è lanciata sui migliori binari possibili. Scaduto il termine per le candidature, nel collegio di Monte Mario-Primavalle – 170mila elettori a Roma ovest, lasciato libero dalla grillina Emanuela Del Re – gli avversari dell’ex ras delle correnti alle suppletive del 3 e 4 ottobre sono ridotti al minimo. Tutt’altra storia rispetto a Siena, l’altro collegio al voto, dove il centrosinistra schiera Enrico Letta e il centrodestra si è compattato (già da maggio) sull’imprenditore Tommaso Marrocchesi Marzi: a Primavalle, invece, fin dall’inizio, i partiti hanno fatto a gara a tirarsi fuori. Persino il Movimento 5 stelle, che nel 2018 vinse con quasi 40mila voti, ha rinunciato a presentare il simbolo e un proprio nome (“Per non spaccare il campo progressista”, ha detto alla festa del Fatto il presidente Giuseppe Conte, dato lui stesso per possibile candidato nelle scorse settimane). In più, l’unica candidatura nota a livello nazionale, quello di Elisabetta Trenta – l’ex ministra della Difesa del Conte I – è stata estromessa per non aver raggiunto il numero necessario di firme. Così Palamara si giocherà il seggio contro due soli competitor, entrambi di cabotaggio locale: l’ex presidente di municipio Pasquale Calzetta, di Forza Italia, candidato (in teoria) di tutto il centrodestra, e il segretario cittadino del Pd Andrea Casu. E ora l’ex presidente Anm, simbolo dello scandalo nomine che ha terremotato il mondo della magistratura, può davvero sperare di farcela. Il tutto a poche settimane dall’inizio del processo per corruzione che lo vede imputato.

Ad agevolare la corsa dell’ex pm potrebbe arrivare l’aiuto sotterraneo della Lega, tentata fino all’ultimo di appoggiarlo allo scoperto strappando col resto della coalizione. I segnali reciproci sono stati molti: Palamara ha prestato il volto ai referendum sulla giustizia promossi dal Carroccio insieme ai radicali, il segretario Matteo Salvini ne ha lodato il “coraggio” nel denunciare “la vergogna delle correnti e delle spartizioni in magistratura”. Il responsabile romano della Lega, il notaio Alfredo Becchetti, si è spinto anche oltre: “È una candidatura a cui guardiamo con attenzione, che avrebbe un valore politico nazionale e sarebbe il simbolo di una battaglia giusta, quella per la riforma della giustizia, cui l’elettorato dell’intero centrodestra è interessato. Mettiamola così, se la coalizione scegliesse Palamara non ci opporremo di certo, anzi…”. E pure i giornali di destra hanno dato una mano, in testa Libero – diretto da Alessandro Sallusti, coautore con Palamara del listo Il sistema – che ha ospitato, tra l’altro, gli appelli in suo favore di Vittorio Sgarbi (“Sosterrò Palamara, lo faccia pure Salvini”) e Fabrizio Cicchitto (“Candidare Calzetta è un soccorso azzurro alle correnti della magistratura”). E a Maurizio Gasparri che invece respingeva con ferocia l’ipotesi di appoggiare Palamara, paragonandolo nientemeno che a un pentito di mafia, l’ex pm rispondeva con un’intervista a La Verità dal titolo eloquente: “Sono l’unico imputato che non va bene a Forza Italia”.

Le trattative di coalizione, però, hanno dato un esito diverso. Così il nome che correrà a Primavalle coi simboli di Forza Italia, Lega, FdI e Noi con l’Italia sarà quello di Calzetta, che già tre anni fa sfiorò l’elezione contro Del Re (fu battuto per poco più di mille voti). Presidente dell’ex municipio XII (Eur) dal 2008 al 2013, è un berlusconiano di ferro e della prima ora, profilo – sembrerebbe – poco appetibile per leghisti e meloniani. Lui però ostenta sicurezza: “Non ci saranno sfilacciamenti, conosco i colleghi degli altri partiti e so che si stanno impegnando al massimo nella campagna”, dice a ilfattoquotidiano.it. “Palamara – attacca – è rimasto senza potere soltanto perché gli hanno messo il trojan nel cellulare, così ha provato a rifarsi una verginità. Ma rimane quello che gestiva il mercato delle nomine e non è certo lui che può incarnare i valori garantisti. È vero che la Lega era interessata ad appoggiarlo: è servita una mediazione, ma grazie a Berlusconi e a Salvini le ragioni del centrodestra unito hanno prevalso e ora siamo al sicuro da ogni dubbio”. Ma non c’è il rischio che nel segreto dell’urna gli elettori – per le ragioni più varie – facciano una scelta diversa? “È difficile, si vota anche per le comunali, quella per le suppletive è la terza scheda e si tende a replicare il voto delle prime due”, spiega Calzetta. Che dice di non aver ancora incontrato Palamara sul territorio, “anche se ho visto molti manifesti, buon per lui che ha modo di spendere tanti soldi”.

Già, perché nelle ultime due settimane i 6×3 col faccione dell’ex magistrato si sono moltiplicati nei quartieri del collegio, da quelli più centrali e benestanti (Balduina, Trionfale, Gianicolense) all’estrema periferia del Corviale. C’è anche un camion a vela che porta in giro per le strade il suo simbolo: la sagoma della Giustizia stilizzata su sfondo bianco, affiancata da un hashtag (cancelletto) tricolore. Palamara ha scelto di non usare i social ma di battere il territorio alla vecchia maniera, con incontri e cene di autofinanziamento come quella di giovedì prossimo alla Locanda del Gatto nero, “tutto a base di pesce“. Siamo ai confini del Raccordo, un altro mondo rispetto ai Parioli dove abita Palamara. “Un’esperienza per me totalmente nuova, che mi fa ritornare ai tempi della mia gioventù. Uscire dal palazzo offre una visuale totalmente diversa e fondamentale per la comprensione dei problemi. Quando si è isolati e chiusi nella torre è inevitabile perdere di vista quello che succede fuori”, ammette lui. “Sono incoraggiato dalle tantissime persone che mi riconoscono e mi fermano dicendo che devo andare avanti, non devo mollare e devo raccontare tutto ciò che so. Sto raccogliendo le idee per fare il secondo libro”. E sulla scelta del candidato che correrà per il centrodestra al posto suo al Giornale dice che “la decisione è stata presa dai vertici, seguendo indicazioni di ‘consigliori’ più attenti agli interessi di parte che a quelli della base. Ma la storia insegna che non sempre le indicazioni dei vertici vengono seguite dagli elettori“. L’ex re delle correnti si vede già a Montecitorio.

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