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“L’Ucraina non ha nessuna delle condizioni per essere ammessa in Ue”: parola di Carlo Calenda (del 2022, a guerra già iniziata)

In un'intervista a Canale 5, un mese dopo l'invasione dei carrarmati russi, il leader di Azione disse che Draghi (all'epoca premier) aveva sbagliato a caldeggiare l'ingresso di Kiev in Europa: "Così non costruiremo mai un'Unione più forte - rispose - L'abbiamo già visto con l'allargamento a Est, clamoroso errore"
“L’Ucraina non ha nessuna delle condizioni per essere ammessa in Ue”: parola di Carlo Calenda (del 2022, a guerra già iniziata)
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“Primo, l’Ucraina non ha nessuna delle condizioni che gli consente di entrare nel processo di ammissione dell’Unione Europea. Secondo, se noi continuiamo ad allargare l’Unione Europea, quello che succederà è che non costruiremo mai un’Unione più forte. L’abbiamo visto con l’allargamento a Est, che è stato un clamoroso errore, tanto che prima della guerra in Ucraina stavamo facendo tutti i possibili interventi contro la Polonia, che non rispettava lo Stato di diritto e, aggiungo io, si prende tutte le imprese italiane”. Chi l’ha detto? Un esponente della Lega? Un parlamentare dei 5 Stelle? Alessandro Di Battista? Il professor Angelo D’Orsi? Tutte risposte sbagliate. A pronunciare queste parole fu Carlo Calenda, allora come ora leader di Azione. Lo disse in tv, al programma mattutino di Canale 5, rispondendo alle domande del conduttore Francesco Vecchi. Era il 24 mar 2022, era passato un mese esatto dall’ingresso dei primi carrarmati russi in Ucraina. Di più: su questo punto Calenda – il pretoriano della “competenza”, il guardiano della politica “seria” e per questi motivi anche ultrà di Mario Draghi – arrivò anche a dare torto all’allora presidente del Consiglio, proprio l’ex presidente della Bce. “Sì, ha sbagliato” disse in modo assertivo Calenda.

Il video dell’intervista su Canale 5 è tornato alla ribalta negli ultimi giorni sui social dopo essere stato rilanciato dal giornalista Paolo Mossetti. Ma è online da oltre 4 anni sullo stesso profilo YouTube di Azione.

Sono passati più di 4 anni e l’Ucraina non ha acquisito nel frattempo nessuno dei requisiti per cui è possibile iscriversi al processo di ammissione all’Ue. Ora, però, mentre in Ucraina ancora si combatte (e nell’assenza di qualsiasi tentativo diplomatico da parte dei Paesi europei), l’opinione del leader di Azione è ruotata di 360 gradi. “La nostra posizione come centro liberale è chiara. L’Ucraina deve entrare nella Ue con corsia preferenziale perché ha difeso l’Europa” ha detto pochi giorni fa. E ha avuto una lezione per tutto l’arco costituzionale.

Alla Lega che l’altro giorno si è detta contraria all’ingresso di Kiev in Europa ha mandato a dire – attraverso X, suo mezzo di comunicazione preferito – “questi si fanno anche chiamare sovranisti: sovranisti russi“. Alle leader dei due partiti più grandi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein ha ordinato di “smettere di fingersi morte e dicessero una parola chiara sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue”. E ha impartito la sua lezione: “La politica estera è, soprattutto nei momenti di crisi, la prima ragione per allearsi o meno. Le posizioni dei loro alleati filo putiniani le conosciamo. Sarebbe interessante conoscere la loro, visto che presumibilmente guideranno le coalizioni di destra e di sinistra”. A Giuseppe Conte ha detto: “L’avvocato del popolo (russo) ha citato l’art. 42 dei trattati per spiegare che l’ingresso dell’Ucraina implicherebbe una dichiarazione di guerra alla Russia. Questa è una balla, l’articolo non prevede alcun obbligo in questo senso o e neppure un’assistenza militare”. E invece la linea è mettersi l’elmetto: “Mi pare chiaro che un altro punto su cui Schlein e Meloni si ritrovano è il rifiuto a investire sulla difesa pur conoscendo le carenze italiane. La destra e la sinistra italiana si confermano il ventre molle dell’Europa“. Ha assicurato: “Azione non farà alleanze con chi tradisce l’Europa e l’Ucraina”. Parola di Calenda.

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