Settembre è dietro l’angolo, la prima regione zona gialla alle porte e così i governatori si attrezza per abbassare i rischi in vista di mesi che saranno decisivi per tenere la pandemia sotto controllo senza dover reintrodurre restrizioni più stringenti. Così la Toscana ha deciso per di avviare una maxi-sospensione degli operatori che non si sono vaccinati, mentre il Veneto mette lo screening nelle scuole come primo obiettivo per l’autunno, ferma restando la necessità di procedere con la vaccinazione a tappeto.

Ad annunciare il provvedimento di sospensione per medici e infermieri no-vax è stato il presidente della Regione Eugenio Giani: “Stanno partendo le lettere di sospensione per gli operatori sanitari no vax, che in Toscana sono circa 4.500. Chi non intende vaccinarsi non può prendersi cura degli altri”, ha detto il governatore. “Lotterò fino alla fine con coloro che non si vogliono fare il vaccino. Il nostro è un atteggiamento di assoluto rispetto fino al 30 settembre, dopo tiriamo le somme della nostra campagna vaccinale e chi non ha fatto il vaccino non ha più scuse”, ha scritto in un post su Facebook. Una sorta di ultima finestra di poco più di 30 giorni per tentare di abbassare la quota di sanitari che rifiutano l’iniezione. Al termine del periodo di ‘avvertimento’, la via è segnata: “Dopo quella data chi non ha fatto il vaccino sta a casa: queste persone non si provino a venire nei luoghi pubblici perché la loro non vaccinazione per scelta è una cosa inconcepibile nell’economia e nell’interesse di una comunità che vuole superare l’emergenza sanitaria”.

La mossa della Regione viene ritenuta “necessaria” dai sindacati, che però avvertono si dicono “molto preoccupati” per gli effetti che le sospensioni potranno avere sul sistema sanitario e l’organizzazione dei servizi”. In altre parole, spiega la Fp Cgil: “A prescindere dalla strada che le aziende intraprenderanno, ricollocazione o sospensione, riteniamo essenziale che il personale che verrà spostato dai servizi a contatto con l’utenza dovrà essere sostituito immediatamente”. In caso di mancata compensazione, spiega il sindacato, “si rischia di mettere in crisi i servizi verso i cittadini e scaricare il peso di tali assenze ai lavoratori in servizio”.

In Veneto, invece, l’attenzione è tutta puntata sulla riapertura delle scuole: “Il 13 settembre per noi veneti sarà il D-Day, la madre di tutte le battaglie. L’apertura delle scuole l’anno scorso per gli italiani fu un’esperienza dolorosa, stavolta però non si può fallire, dobbiamo evitare la Dad”, spiega Zaia mettendo nel mirino la “scuola in presenza al 100 per cento”. Per tenere fede alle promesse, il progetto della Regione, insieme all’Università di Padova, è quello di “scuole sentinella”: “Una rete di decine di istituti sparsi in ogni provincia dove si monitora costantemente il livello di circolazione del Covid, facendo tamponi su tamponi, uno screening a tappeto – spiega Zaia in un’intervista al Corriere della Sera – Abbiamo già comprato un milione di tamponi salivari molecolari in previsione del giorno della prima campanella per elementari, medie e superiori. Test per nulla invasivi, sarà come succhiare un lecca-lecca”. Una “falange macedone”, la definisce il presidente del Veneto, alla quale guarda con attenzione anche il generale Figliuolo che “credo ne abbia già disposto un maxi acquisto”. Quando i tamponi salivari scoveranno un asintomatico, conclude Zaia, si passerà ad uno screening con “tamponi nasali semplici per tutta la scuola”.

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