In Germania la patrimoniale non è un tabù. Mentre a Roma l’idea è stata poco discussa e rapidamente respinta dal governo, la Spd l’ha inserita nel suo programma elettorale e il suo candidato cancelliere, Olaf Scholz, ne sta facendo uno degli argomenti della sua campagna in vista delle elezioni federali del prossimo 26 settembre. Una campagna che finora ha avuto un successo insperato: fino a inizio estate i socialdemocratici parevano condannati al ruolo di terza forza, dietro a Cdu e Verdi. L’ultimo sondaggio di Forsa racconta invece di una Spd prima forza nel Paese con il 23% dei voti, dopo che l’istituto Insa per la Bild di domenica aveva già certificato l’aggancio: Spd e Cdu appaiati al 23% delle preferenze. Risultati che alla Willy Brandt-Haus non vedevano dal dicembre 2017. Certamente il merito non è (o non soltanto) della proposta di inserire una nuova imposta patrimoniale. Il candidato Scholz però è stato chiaro: “Se diventassi cancelliere, farei una patrimoniale”, ha detto in una delle sue ultime interviste alla Zdf.

Del resto, il programma dei socialdemocratici in vista del voto che sancirà la fine dell’era Merkel mette tutto nero su bianco nella sezione titolata “come vogliamo finanziare le nostre politiche”. Si parte da un concetto: dopo la pandemia, la strada del ritorno all’austerity “sarebbe completamente sbagliata. Chi segue questa strada mette a rischio il nostro futuro o vuole tagli duri al welfare state”. Servono investimenti, serve una crescita che però da sola non basterà a uscire dalla crisi se vengono concesse “agevolazioni fiscali anche per chi ha redditi molto alti o chi realizza profitti molto elevati”: parole di Scholz, attuale vicecancelliere e ministro delle Finanze, rappresentate dell’ala più moderata del partito. Ecco quindi le due proposte della Spd: una riforma fiscale e una nuova imposta patrimoniale.

Sul primo fronte, i costi del Covid “non devono comportare un onere fiscale aggiuntivo per la maggioranza dei cittadini già fortemente in difficoltà. Al contrario: vogliamo abbassare le tasse per la maggioranza”. Così la Spd propone una riforma dell’imposta sul reddito (l’Irpef italiana) che abbassi le aliquote per i guadagni medio-bassi e al contrario preveda un aumento per il 5% più ricco della popolazione. Nel programma si parla di un incremento di aliquota del 3%, da applicare alle coppie sposate con un imponibile superiore a 500mila euro annui e ai single con un imponibile sopra i 250mila euro annui. In Germania, peraltro, esiste già un algoritmo che garantisce la massima progressività nel calcolo dell’imposta. Solo sopra la soglia dei 57mila euro annui scatta il primo scaglione, con un’aliquota del 42% che si applica fino ai 270.500 euro: oltre tale soglia si arriva al 45%, ovvero un’aliquota più alta di quella italiana (ferma al 43%) che però parte già da 75mila euro di reddito imponibile.

È la seconda proposta quella che comunque ha scatenato più dibattito, viste le posizioni nettamente contrarie sia dei conservatori (Cdu) che dei liberali (Fdp). “Vogliamo far tornare in vigore l’imposta sul patrimonio, anche al fine di migliorare la solidità finanziaria dei Länder“, si legge nel programma elettorale della Spd. “Chi ha molta ricchezza deve dare un contributo maggiore al finanziamento della nostra comunità”, scrivono i socialdemocratici. Che però non scendono nei dettagli: si ipotizza solamente un’imposta dell’1% sui patrimoni “molto elevati“. “I dettagli devono ancora essere fissati, ma è chiaro che chi ha grandi fortune deve e può dare un contributo”, ha dichiarato Scholz. Che nel corso della campagna elettorale ha respinto le principali critiche a una nuova patrimoniale. La precedente legge fu bocciata nel 1997 dalla Consulta tedesca per il trattamento iniquo tra valori mobiliari e immobiliari: “Non è così difficile fare una legge specifica che tenga conto di tutti i requisiti”, ha replicato il candidato cancelliere. Che rispetto ai timori che una tassa sul patrimonio possa frenare la crescita ha fatto notare: “In Svizzera, per esempio, esiste ancora. Anche in Gran Bretagna c’è una patrimoniale sulle imprese”.

Con la proposta della Spd, il tema di una tassa sui super-ricchi che possa permettere un’azione redistributiva dopo la crisi del Covid è entrato di diritto della campagna elettorale. Scholz ha definito “immorali” le posizioni di conservatori e liberali, che vogliono un taglio generalizzato degli oneri fiscali. I Verdi e Die Linke, la sinistra radicale, sono invece d’accordo per una riforma fiscale ancora più progressiva e per la re-introduzione della patrimoniale. Scholz però ha avuto il coraggio di intestarsi questa battaglia, attirando le critiche della stampa conservatrice ma allo stesso tempo recuperando consenso nel suo elettorato, per via di una proposta che smarca nettamente la Spd dalle posizioni della Cdu, con cui ancora governa nella Grosse Koalition. Friedrich Merz, aspirante nuovo ministro della Finanze della Cdu, ha replicato dicendo: “Abbiamo già la Grundsteuer”, la tassa sugli immobili che in Germania vale anche per la prima casa. Ma l’attuale ministro delle Finanze Scholz ha rilanciato, proponendo anche l’innalzamento del salario minimo fino a dodici euro l’ora. Un altro progetto indigesto ai conservatori.

Il contrario di quello che accade in Italia, dove questi argomenti restano inavvicinabili. La riforma del fisco, che secondo la ‘road map’ delle riforme indicata nel Recovery plan doveva arrivare in Parlamento entro il 31 luglio, è ancora al palo. E, viste le enormi distanze all’interno della maggioranza, le commissioni parlamentari hanno espunto la patrimoniale dal loro documento di indirizzo (il tema era invece citato nelle bozze precedenti). Poco dopo, il titolare del Tesoro Daniele Franco ha tenuto a rassicurare sul fatto che l’argomento “non è sul tavolo”. Ma anche l’ipotesi di un aumento della tassa di successione, ad esempio, è rapidamente finita nel dimenticatoio, dopo che il premier Mario Draghi a maggio ha stroncato la proposta del segretario Pd Enrico Letta con la spiegazione che “non è il momento di prendere soldi” dagli italiani. Quanto al salario minimo, nonostante le proposte di Pd e M5s non si registra alcun passo avanti.

In Germania invece perfino l’argomento patrimoniale non è più tabù, dopo che la pandemia ha messo in crisi anche l’economia tedesca. Questo non significa che la proposta non rischi di finire a prendere polvere in un cassetto subito dopo il voto: dipenderà molto dalla coalizione che nascerà dopo le urne. Al momento è impensabile che Spd e Verdi possano governare da soli (o con l’appoggio della sinistra): in un governo con Cdu o Fdp, i patrimoni dei ricchi resterebbero intoccabili. Intanto però Scholz e la Spd, anche parlando di patrimoniale, sono in grande recupero: alle elezioni manca ancora un mese, tutto può succedere.

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