“Ragazzi cos’è successo il 2 agosto 1980?”. Non uno che sapesse rispondermi. Non uno che ci provasse. Mi è capitato qualche anno fa mentre accompagnavo un gruppo di studenti delle superiori. Indossavo una maglietta bianca con la scritta della data della strage e la città dov’era stata compiuta.

I giovani che erano con me, quella mattina, iniziarono a domandarsi se fosse la mia data di nascita ma qualcosa non collimava: sono nato a Crema, non a Bologna. Qualcuno azzardò che poteva essere una data simbolica per me. Mi illusi che qualcuno sapesse davvero cos’era accaduto. Una speranza durata il tempo di un orgasmo: “E’ la data del tuo fidanzamento?”.

A quel punto la domanda la feci io. Un quesito rimasto senza risposta. Quei 15, 16, 17enni non sapevano nulla del più grave atto terroristico avvenuto nel Paese nel secondo dopoguerra. Quelle 85 persone morte e 200 mutilate erano sparite nell’imbuto dell’oblio.

E allora mi son detto: ma la Scuola che fa? Ti educa a studiare date e righe a memoria o fa memoria? Ecco, credo in maniera ferma che i libri di storia debbano essere vissuti, la Storia è passata ma non è passato. Spesso i nostri libri di storia sono un susseguirsi di date, di eventi senza un approfondimento. Mi piace, invece, immaginare che si parli della strage del 2 agosto inserendo nel testo la testimonianza di un sopravvissuto; un link che riporti a un documentario e altro ancora. Mi piace pensare che il professore di storia accompagni i ragazzi sul luogo della strage, davanti a quell’orologio rimasto fermo alle 10,25.

Così come credo in maniera ferma e decisa che già alla primaria si debba studiare la Storia della seconda parte del Novecento. Non possiamo relegarla nelle ore di educazione civica che non possono assolvere al compito di educare a tutto. Serve integrare lo studio dei Greci, dei Romani, dei popoli della Mesopotamia con la “nostra” storia recente, con quel passato con il quale ogni cittadino deve fare i conti e con il quale deve confrontarsi.

Un ragazzino di 10 anni che si trova davanti a quell’orologio a Bologna deve sapere; un adolescente lombardo (ma non solo) che passa davanti alla lapide in piazza della Loggia non può essere indifferente. Un maturando che magari svolge un bellissimo esame di Stato non può non essere cosciente di quanto avvenuto in piazza Fontana a Milano.

Il vero compito di chi governa la politica scolastica, oggi, è mettere mano a quella maledetta consuetudine di seguire un “programma” che non esiste più in realtà, ma anche quello di inserire fin dalle elementari in maniera chiara lo studio – o meglio la conoscenza – della storia del nostro Paese a partire dalla Seconda Guerra Mondiale.

Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che stamattina ha parlato di “monito da trasmettere alle generazioni più giovani”, rischiano di essere retorica. La presenza stamattina alla commemorazione del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi rischia di essere solo una passerella sterile.

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